Viaggio Dicembre 2011


Welcome to Palestine (ma non troppo...)


Ore 8: inizia il nostro viaggio. Bus fino a Malpensa, volo Milano-Istanbul, cambio e arrivo a Tel Aviv.
Immaginando che il grosso fosse fatto (quasi 12 ore di viaggio ci sembravano sufficienti) ci avviciniamo al controllo passaporti. Ognuno di noi viene inviato in uno sportello differente, solite domande (chi sei? perche` sei qua? come si chiama tuo padre? chi sei? perche` sei qua? come si chiama tuo padre? chi sei? perche` sei qua? come si chiama tuo padre? chi sei? perche` sei qua? come si chiama tuo padre?) e alla fine il timbro sul passaporto... ma non per tutti: Rodolfo e` scomparso.
Ci guardiamo intorno smarriti, come un branco di pecore senza il loro pastore. Uno di noi con sguardo smarrito incalza: "l`hanno portato via"! Chiediamo informazioni e scopriamo che e` stato trattenuto per maggiori controlli in una stanza con televisore e macchinette del caffe`. Lo raggiungiamo, trovandolo in compagnia di altri sventurati. Le ore passano, e Rodolfo sembra essere il piu` sventurato di tutti: man mano gli altri riottengono il passaporto, con un sorriso e un "enjoy Israel"!
Nell`incertezza di cio` che sarebbe potuto succedere decidiamo di dividerci: due si mettono al sicuro con le valigie di tutti al di fuori dell`aeroporto dove George, il taxista, ci attendeva da tempo.
Sull`altro versante, dopo circa un`ora "finalmente" arriva una guardia e chiede a Rodolfo di seguirla, conducendolo in un gabbiotto dove ha inizio l`interrogatorio (che comprendeva una dettagliata biografia dalla nascita fino ai giorni nostri che neppure la piu` accanita delle fans avrebbe saputo fare di fronte al suo idolo di sempre). Alla fine, Rodolfo viene ricondotto nella stanza della tv e, con la paura sempre piu` incalzante di un denied entry, dopo l`ennesima ora d`attesa arriva un sorriso ed un "enjoy Israel"! Alla faccia della pubblicita` che in questi giorni inquina le nostre metropolitane.

Usciti dall`aeroporto ci riuniamo finalmente tutti, in un grande abbraccio liberatorio.
Giunti a Bethlehem (ormai passate le 23) recuperiamo le chiavi del centro e ci apprestiamo ad un meritato riposo.
Ma non per tutti: Sonietta, che aveva "giusto un po`" metabolizzato tutta l`avventura aeroportuale ha iniziato ad accusare evidenti disturbi gastro intestinali sfociati in ripetute scariche di...vabbe`, e` chiaro!

Al mattino seguente abbiamo fatto un po` di faccende domestiche e, dopo il pranzo, c`e` stato il primo incontro con Lina e i bambini. Che meraviglia ritrovare i loro sorrisi e gli occhi gioiosi: accoglienza che ha giovato anche allo stomaco di Sonietta!
Tutti insieme ci siamo recati al centro che ospita i bambini disabili (spesso abbandonati e dimenticati dalla famiglia) e dove lavora la nostra amica Sara.

I bambini hanno giocato tutti insieme, e dopo una breve merenda ci siamo congedati.
Tornando al centro siamo passati da Manger square, dove una folla di persone era ancora riunita attorno ad un albero di natale alternativo (ce n`e` uno classico gigante per i turisti proprio al centro della piazza, che nulla ha a che fare con l`occupazione) fatto da un filo spinato con appese delle cartoline che riportano slogan sul boicottaggio contro Israele.

Dopo un po` di relax siamo andati a mangiare con degli amici, in attesa dell`arrivo dei prigionieri liberati (a seguito degli accordi di scambio tra Israele ed Hamas per il rilascio del soldato israeliano Shalit).

Nella confusione piu` totale - poiche` non si capiva quando sarebbero arrivati ma i festeggiamenti, intanto, erano gia` iniziati - siamo stati assaliti da molteplici emozioni: da un lato la gioia di vedere gli abbracci delle madri con i loro figli, dall`altro la tristezza di constatare che si tratta di ragazzi giovanissimi, per chissa` quale colpa rinchiusi in un carcere israeliano e che prima della liberazione dei 550 prigionieri, negli ultimi due mesi, sono stati arrestati 470 palestinesi.

Al Dheisheh Camp i festeggiamenti sono continuati, probabilmente tutta la notte, ma noi cia siamo congedati e siamo andati a dormire.

Enjoy Israel... sui manifesti
Free Palestine... work in progress!


"What's your purpose?" "Tourism"...



... questa volta al Ben Gurion abbiamo detto la verita'.

Ieri con la calma che caratterizza questo nostro viaggio ci siamo svegliati alla buonora per sbrigare alcune faccende nell'attesa dell'arrivo di Glenda e di un'orda di giovani volontari neozelandesi: nove letti in ferro battuto con altrettanti materassi, cuscini, coperte, coprimaterassi e federe da scaricare e portare al secondo piano.
Dopo l'ardua prova fisica che ha visto i nostri eroi primeggiare in prodezze e acrobazie degne del miglior trapezista ci siamo intrattenuti con gli amici dell'ISI per pianificare ed organizzare alcune iniziative di sensibilizzazione (di cui presto sarete informati, forse non dal TG1) in occasione dell'arrivo dei pellegrini in "Terra Santa".

La giornata si e' conclusa con una piacevole serata in gradevole compagnia.

Stamattina, in previsione della cena con amici all'ISI center, ci siamo fatti una passeggiata al mercato. Pranzo in uno dei nuovi ristoranti che qui a Bethlehem ormai spuntano come funghi

e nel pomeriggio incontro con un altro gruppo di bambini (lasciamo alle immagini il racconto dei bei momenti passati con loro).






Tornati a casa ci siamo presto trasformati in cuochi provetti ma solo uno di noi e' riuscito a conquistare il cuore e lo stomaco di una delle nostre ospiti grazie a delle ineffabili zucchine trifolate. Un indizio: l'uomo no oil, che cucina tamburellando.

Ed eccoci qui a scrivere il consueto ma meno quotidiano report di sempre.

Con la Palestina in crisi d'identita' <== Vi invitiamo a seguirci per maggiori chiarimenti.


Guardandosi allo specchio


Ieri dopo aver gustato gli avanzi della nostra fantastica cena siamo passati a trovare l'amico Adnan al suo negozio.

L'incontro con i bambini si e' concentrato principalmente sulle emozioni e sulla loro rappresentazione. Dopo una prima parte principalmente espressiva e corporea si e' passati alla raffigurazione del loro stato d'animo in quel preciso momento. Cio' che piu' e' emerso e' stata la gioia dei bambini per la presenza dei volontari e, per i nuovi arrivati, la felicita' di venire al centro Amal.
In seguito si e' cercato di far riemergere la sensazione provata la prima volta che i bambini sono andati al campo di ulivi attraverso il tatto (toccando la terra dell'aiuola fuori dal centro) e l'immagine (usando disegni, dipinti e qualsiasi altra forma di rappresentazione).
Abbiamo constatato che le ragazzine, in maniera piu' omogenea, hanno raffigurato il pulmino che li porta al campo indicando il viaggio come momento piacevole e di aggregazione, mentre i bambini nuovi hanno rappresentato il campo come se lo immaginano dai racconti degli altri, esprimendo il desiderio di andarvi il prima possibile.





Cena dedicata alla partenza di Sara e a un arrivederci a Milano.
per Sara: ciao carissima, ben arrivata! ...e fatti sentire :D
Per i fan di Sonietta: notte insonne, gli imperialisti gastrointestinali hanno sferrato l'attacco finale. Stop the occupation now!
Per i fan di Frank: tutto bene.
Per i fan di Rod: tutto bene, insomma.
Per i fan di Anto: insomma, tutto bene.

Il pomeriggio di oggi ci ha visti impegnati nell'allestimento di un albero natalizio alternativo a quello ignobile gia' presente in Manger Square: un finto ed imponente pino incurante della realta' di occupazione che vive la Palestina.



In questi giorni abbiamo notato come ci sia la volonta' di normalizzare la situazione occultando il piu' possibile le limitazioni e le ingiustizie determinate dall'occupazione Israeliana. Complice in questo, in maniera tangibile, il Ministero del Turismo Palestinese che determina tali dinamiche pericolose tra luminarie gigantesche, concerti, opuscoli turistici che nulla testimoniano della reale situazione.

La serata e' proseguita (tranne per Sonietta rimasta a combattere sul campo gastrointestinale) in modo divertente mangiando e bevendo con gli amici dell'AIC, nuovi volti e vecchi amici.



Con la Palestina camuffata


Un Natale senza doni sotto l'albero


Ieri mattina siamo andati a trovare Adel e la sua famiglia: e' stato bellissimo rivedere i suoi figili che crescono a vista d'occhio e la "nostra" tartaruga, che qualche mese fa ha cambiato casa, passando dal centro Amal ad un posto piu' accogliente e sicuro in cui ha potuto incontrare tanti nuovi amici suoi simili.
Con gran sorpresa abbiamo incontrato una coppia di Verona (che durante la permanenza in Palestina alloggera' a casa di Adel) che fara' volontariato nello stesso centro in cui fino a qualche giorno fa ha prestato servizio la nostra cara Sara e che presto inviteremo a visitare il nostro centro.

Nel pomeriggio siamo andati con i bambini al campo di ulivi, dove armati di zappe e picconi e sotto la supervisione dell'indispensabile Mohammed, abbiamo piantato 20 pini lungo tutto il perimetro.



Come ricorderete a ridosso del nostro campo si trova la colonia ebraica, chiaramente illegale, Har Gilo: e' stato impressionante vedere come in pochi mesi la colonia si sia espansa, sottraendo altro terreno ai palestinesi, mentre in parallelo la costruzione del muro avanza ed e' vicina al completo isolamento di Al Walaja, villaggio palestinese che verra' completamente circondato.

Tornati al centro ci siamo coordinati per il volantinaggio del giorno successivo in Manger Square, che in occasione del Natale si sta riempiendo di fedeli che vivono il loro pellegrinaggio spesso ignari dell'occupazione Israeliana e a cui vorremmo ricordare che prima di essere in Terra Santa si trovano nei Territori Occupati Palestinesi.
Dopo la riunione siamo passati da Adnan che aveva organizzato il nostro trasporto per la cena e prima di congedarci ci ha offerto l'aperitivo, la bottiglia di grappa barricata da 40 gradi che gli abbiamo portato dall'Italia. Per essere lui musulmano e noi astemi (ah ah ah!) non c'e' male.

Affamati e un po' piegati dall'alcol abbiamo raggiunto la moglie di Adnan, Salwa, e i suoi figli, per trascorrere una piacevolissima serata all'insegna di cibo, previsioni per il 2012, cibo, fotografie, cibo, cibo, cibo, cibo, ...
Commovente lo scambio dei doni: noi una foto scattata questa estate che ci ritraeva tutti assieme; lei: olio rigorosamente palestinese ( di Gerusalemme), chili di rosari, l'ormai solito quadretto di San Giorgio, un enorme blocco di sale originale del Mar Morto e la confezione della perfetta redenzione, che comprende acqua santa, olio santo, terra santa ed incenso santo. Per essere lei musulmana e noi atei non c'e' male.



Stamattina, in una piazza affollatissima di pellegrini, abbiamo svolto la nostra missione volantinando il test "Israel for dummies". < fac simile >

Abbandonato il campo di battaglia ci siamo diretti verso Hebron, dove abbiamo acquistato dal nostro fornitore di fiducia, delle bellissime ceramiche che alla prima occasione avrete modo di acquistare ad uno dei nostri banchetti.
Abbiamo inoltre fatto una passeggiata nella desolata "Old City" e nella spettrale zona "H2" dove si sono insediati i coloni.

Di ritorno a Bethlehem ci siamo diretti a casa di Lina, la nostra educatrice, dove abbiamo trascorso un'altra piacevolissima serata e "subito" un altro attaco di cibo a suon di: riso (di due tipi, uno con i cavolfiori uno con le melanzane), pollo, insalata, zucchine ripiene, yogurt.
Quando pensavamo che "il peggio" fosse passato e abbiamo abbassato la guardia, siamo stati sorpresi alle spalle da, nell'ordine: the caldo, dolce, the caldo (bis), frutta secca, frutta di stagione, coppa di melograno, caffe'.



Avendo probabilmente condannato, tra ieri e oggi, i polli all'estinzione, ci congediamo e vi auguriamo Buon Natale, avendo sempre presente l'albero dell'occupazione.

Con la Palestina che manca all'appello


Pillole di Bethlehem e dintorni


Piacevole pomeriggio di Natale trascorso insieme ai bambibi di Amal:


Antonio (Baleng) si appresta ad insegnarci l'arte della giocoleria:


Serata all'insegna di amici palestinesi che ci hanno presentato un pasionario compagno basco che, durante un gioco di roulo (tra italiani non poteva che chiamarsi "mafia"), ci ha regalato un'importantissima lezione: "nel mio paese quando si dice A e' A!":


Accoglienza notturna di Bethlehem che ci ha accompagnato durante il ritorno a casa (un po' barcollanti):


Tra gli odori, i sapori e i colori di una Bethlehem sveglia da un pezzo:


Serata con Mohammed...


...improvvisatosi insegnante di anelli di fumo:


alla fine della serata qualcuno di noi e' stato promosso! ole'


e noi vi rimandiamo al prossimo report :)


Happy birthday Antonio!


In mattinata abbiamo visitato il Badil center, un centro di ricerca, situato a Bethlehem, che si occupa dei diritti di residenza dei rifugiati. Si tratta di un'organizzazione indipendente, non a scopo di lucro, che collabora con la società civile. Lo scopo principale di Badil è quello di difendere e promuovere i diritti dei profughi palestinesi.
Durante l'incontro abbiamo potuto approfondire uno dei nodi cruciali della questione palestinese: il diritto al ritorno, da sempre mancante dalle agende politiche di chi persevera nel cercare un accordo di "pace" che passi attraverso il dialogo con Israele. Scopo finale del sionismo e' infatti quello di cancellare la Palestina e i palestinesi dalla Storia e dalle mappe fino a raggiungere uno stato ebraico "etnicamente puro". Per dirla con Ilan Pappe' (uno storico israeliano ora forzatamente in esilio): «benché la storia della Palestina, dai suoi inizi fino a oggi, non sia stata altro che una storia di mero colonialismo ed espropriazione, il mondo la tratta invece come una storia "complessa", difficile da capire e impossibile da risolvere».

L'approccio di Badil ci e' sembrato estremamente interessante perche' studia e offre delle concrete possibilita' di attuazione della risoluzione ONU 194 relativa al diritto al ritorno.

Nel pomeriggio incontro con i bambini, durante il quale abbiamo preparato cappellini e addobbi per la festa a sorpresa di oggi.

Ecco Antonio che, ignaro di tutto, ha collaborato ai preparativi:

La sera abbiamo fatto visita ad una cara amica, Nadja, e alla sua famiglia. Bello vedere il piccolo Elias crescere!

Stamattina ci siamo alzati con due intenti: il primo assistere al "match" tra greco-ortodossi e armeni che si contendono la Basilica della Nativita' anche nella sua pulizia,

il secondo andare a visitare Taybeh e la fabbrica della birra, che produce il liquido piu' amato e bevuto dai volontari Amal.
Risultato: dalla Basilica ci hanno cacciati prima che l'incontro avesse inizio (forse ve ne daremo visione nelle prossime edizioni), a Taybeh neanche ci siamo arrivati a causa di vari incidenti di percorso (senza nessun ferito) che ci hanno fatto tardare abbastanza da dover tornare mesti a Bethlehem.
In compenso girovagando per Ramallah abbiamo riscoperto lo spirito del luogo e dei suoi abitanti caratterizzato da qualita' quali accoglienza, cordialita' e generosita', che una citta' come Bethlehem sta inevitabilmente cancellando per dare sempre piu' spazio ad un turismo sempre piu' acritico.

Nel pomeriggio, come da programma, abbiamo festeggiato il compleanno di Antonio. Grazie anche all'imprescindibile aiuto dei bambini e di Lina abbiamo potuto regalare al nostro Baleng un indimenticabile 35-esimo.



Dopo il meeting siamo andati a trovare la bellissima famiglia di Lana, Gaeta, Mara e Mourad al Dheisheh Camp. Nonostante le molteplici difficolta' che la vita al campo profughi comporta siamo stati circondati da una gioia di vivere che ahime' spesso, nella nostra agiata vita, non ci appartiene.



Cena con Mohammed, report, nanna e domani a Jerico.

Con la Palestina che riappare


Palestine Chicken



La giornata di ieri e' stata dedicata alla visita della citta' di Jericho in compagnia del nostro amico Mohammed. Prima di raggiungere il centro ci siamo fermati a visitare il sito archeologico di Qumran, un posto affascinante che regala una bellissima vista sul Mar Morto, una temperatura quasi estiva da perdere la percezione che siamo in dicembre e un cielo pulito per l'alta pressione: siamo infatti nella zona piu' depressa del pianeta!
Anche noi siamo un po' depressi e non riusciamo a godere al 100% della bellezza del posto. Siamo in Palestina ma si vede solo l'occupazione Israeliana, scritte in ebraico, bandiere israeliane dappertutto e propaganda sionista anche nelle brochures. Infatti ci troviamo in un'area particolare della Palestina: la citta', come tutte le altre della Cisgiordania, e' in zona A ma e' completamente circondata dalla zona C. Questo significa che Jericho e' inglobata all'interno di un'area controllata sia amministrativamente sia militarmente da Israele. Si puo' tristemente notare come le immense piantagioni e i campi limitrofi siano marcati dalla stella di Davide ma solcati da manodopera esclusivamente palestinese. E' da qui che proviene la maggior parte dei prodotti ortofrutticoli che compriamo nei supermercati e che hanno marchio israeliano, ma che in realta' sono coltivati nei Territori Occupati Palestinesi. Questa e' una delle ingiustizie che il movimento BDS vuole denunciare e combattere.
Dopo pranzo la brigata alcolista anonimo rinunciando a costosissimi biglietti funicolari spendeva meta' del budget in birre e si spostava in zona franca raggiungendo marciando la cima del monte. Giunti alla meta la brigata si ritrovava di fronte ad una chiesa serrata e si consolava stappando l'ennesima birra.
Prima di rincasare a Bethlehem la brigata, confondendosi con la cittadinanza, si concedeva i piaceri di una bella fumata di narghile.



Oggi giornata incandescente iniziata alla buonora per preparare il barbecue di congedo per i bimbi e le famiglie. Mentre i valorosi uomini si apprestavano a comprare l'occorrente con Mohammed ed aizzare il fuoco con Khaled, Sonietta manteneva pubbliche relazioni con tutti gli invitati.

Mai visti tanti piatti, biccheri e buste di pane volare di mano in mano... e con oggi ufficialmente il pollo in Palestina e' a rischio estinzione.

A gran sorpresa ci ha fatto visita Mustafa' Barghouti, che ha deliziato il nostro meraviglioso pranzo magnando e bevendo con la miglior compagnia possibile, quella dei bambini e del loro entusiasmo.

Ancora affumicati, ma contenti e soddisfatti, vi salutiamo da sotto la doccia!

Con la Palestina spennata


Arrivederci Palestina Ciao!


Il 31 dicembre, nostro ultimo giorno effettivo a Bethlehem, abbiamo dedicato una buona parte della giornata ai saluti e agli "arrivederci a presto" a diversi amici.

L'ultimo giorno è anche quello del pacco da spedire in Italia in cui inserire tutti i materiali raccolti durante il periodo trascorso in Palestina e che al Ben Gurion, per usare un eufemismo, non sarebbero graditi. 10 kg, 50 € e il gioco è fatto.

Per festeggiare la nostra ultima sera e l'avvento del nuovo anno abbiamo organizzato un "cenone" all'ISI center con una ventina di amici italo-ispanico-basco-palestinesi.



Pasta al ragù (un applauso a Baleng per la bontà del sugo), babaganoush, hummus, mandarini, datteri, frutta secca, vino, birra, arak...e un pò d'acqua.

Serata davvero piacevole, terminata verso le 2,30 con qualche canto comunista e di resistenza palestinese, basca e naturalmente italiana.

Il primo dell'anno, un pò stanchi, un pò tristi per la partenza e un (bel) pò provati dall'effetto postumo di bacco abbiamo salutato Lina, Khaled, gli amici dell'ISI (con i quali abbiamo condiviso idee e progetti per il futuro) e ci siamo avviati verso l'aeroporto.

Ripassata "la versione per il Ben Gurion" ci mettiamo in coda per i controlli, e dopo qualche minuto, come da copione, si avvicina l'israeliano addetto a fare domande sul soggiorno in Israele, sulla vita personale e sulle relazioni tra i presenti e ad etichettare con un codice ogni viaggiatore.
"Dove siete stati?" "come vi conoscete?" "cosa avete fatto in questi giorni?" etc. etc. Frank e Anto vengono etichettati (scorgiamo un livello 5, che prevede l'apertura del bagaglio e qualche controllo in più, ma nulla di straordinario), Rod e Sonietta trattenuti. "Ecco, ci risiamo!" è il pensiero comune che tacitamente passa da sguardo in sguardo.
Altre domande (da quanto vi conoscete? siete mai venuti qui insieme? etc) poi etichettati e spediti al macchinario per i raggi X al bagaglio.
Frank e Anto vengono inviati all'apertura dello zaino, mentre con grande e piacevole stupore Sonietta e Rod vengono spediti direttamente al check-in. Niente perquisizione? Niente interrogatorio? E' solo allora che realizziamo che il codice assegnato è un bel 2, mai avuto prima!!
Questo dimostra l'incoerenza e l'assurdità della sorveglianza sionista: all'ingresso 3 ore di interrogatorio, all'uscita un codice 2 e nessun tipo di controllo.
Passati tutti i livelli, ci troviamo finalmente sull'aereo, sollevati dal fatto che sia andato tutto liscio.

Tel Aviv - Istanbul, Istanbul - Milano. Siamo a casa, stanchi e tristi per la fine del viaggio ma contenti e soddisfatti per aver visto i bambini, i vecchi amici e per aver conosciuto, come ogni volta, belle ed interessanti persone. Che saremo convinti di riabbracciare appena torneremo in Palestina.

Con la Palestina e i suoi propositi per l'anno nuovo

Sonia, Antonio, Francesco e Rodolfo