16 luglio 2011 - non mi compete ma determino

Con pochissime ore di sonno, tanto per cambiare, ci siamo messi in furgone direzione Tulkarem.
Dopo una breve sosta a Ramallah per prendere la nostra amica Silvia, siamo arrivati alla Khodori University dove ci stava aspettando Guido, fondatore dell'associazione Psychologists for Human Rights che si occupa di formare educatori locali al lavoro con bambini vittime di traumi. Dopo aver osservato gli educatori al lavoro durante le attivita' con i bimbi, abbiamo scambiato due chiacchere con i coordinatori del summer camp che ci hanno esposto la situazione della citta'.

Il primo problema della cittadina e' la presenza di fabbriche israeliane, su territorio palestinese, che stanno avvelenando l'ecosistema e i suoi abitanti (altissima incidenza di popolazione malata di cancro). Ci sono molti studi e cause in atto (aperte anche da parte di coloni insediati nelle vicinanze) che si stanno scontrando con i paradossi legali che interessano tale area industriale: la corte suprema israeliana ha dichiarato le fabbriche illegali, ma dice di non avere la competenza di accogliere le accuse in quanto gli edifici sono stati costruiti al di la' della "Linea Verde".


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Tutto cio' potrebbe sembrare assurdo ma si inserisce all'interno di una dinamica costante e perversa in cui il paradosso e' la regola.
Un altro problema - che avevamo gia' avuto modo di percepire - e' l'ambiguo comportamento dell'Autorita' Nazionale Palestinese, ormai quasi un'appendice del governo di Israele, che crea una tale sfiducia all'interno della popolazione da rafforzare forme di lotta alternative quali il BDS.

Con grande sorpresa abbiamo anche scoperto che Vittorio Arrigoni qualche hanno fa aveva visitato il centro. Ci e' venuto quindi spontaneo regalare una maglietta "Stay Human" (la nostra cara divisa) ai coordinatori.

Nell'ora piu' fresca della giornata, le due del pomeriggio, ci hanno guidato in una visita lungo le strettissime e polverose vie del campo profughi di Tulkarem all'interno del quale abbiamo incontrato i rappresentanti di un'associazione che si occupa in maniera concreta di sopperire alle carenze dell'UNRWA.




Tempo di riprenderci, berci un the con gli amici e siamo ripartiti verso Bethlehem per gli ultimi saluti.
Tornati a preparare le valigie, ci e' tornata in mente l'Italia che vive i suoi paradossi: NO TAV! Abbiamo cosi' deciso di unire le due lotte lasciando un segno nel centro che ci ha ospitato per due settimane.

Ben Gurion permettendo fra tre giorni potrete leggere il nostro ultimo report.

Con la Palestina da "rivedere"