14 luglio 2011 - abbiamo ritrovato l'acqua palestinese... e' dall'altra parte del muro!

Sveglia alle 07:00, direzione Haifa (nel nord d'Israele) per andare a salutare Suor Salwa, la nostra "copertura" davanti ai controlli dell'areoporto di Tel Aviv: taxi per andare al check point, pullman sino a Gerusalemme, autobus per stazione dei pullman, bus direzione Haifa e finalmente ultimo mezzo per raggiungere la nursery school delle suore di S. Anna.

Questo viaggio ci ha permesso di imbatterci in molti aspetti della societa' israeliana che ci hanno colpito. Innanzi tutto la popolazione di fascia giovanile mostra una evidente omologazione sociale, e' formata quasi unicamente da militari in servizio di leva - obbligatorio sia per gli uomini che per le donne, rispettivamente per 3 e 2 anni - o da ebrei ortodossi. Un giovane diciottenne israeliano non ha altre scelte: le armi, la Torah o l'obiezione di coscienza (che lede in maniera totalizzante e permanente i suoi diritti).
Vedere per strada cosi' tante persone munite di fucili e mitra non e' piacevole, come non e' piacevole trovarsi delle armi (se pur scariche, vogliam sperare) puntate addosso mentre si e' seduti sull'autobus al fianco di un militare.

Appena usciti da Gerusalemme, un'altra impressione che ci ha sorpreso e' legata al notevole cambiamento paesaggistico: la terra palestinese, quasi deserta, a pochi chilometri di distanza si trasforma in una foresta di sempreverdi e in campi coltivati. Dai colori della sabbia, della roccia e della terra tutto diventa verde. Queste sono le cosiddette "meraviglie" che Israele riesce a compiere, ma non e' un miracolo ingegneristico, per fare attivare questo cambiamento basta avere acqua, basta averne 40 volte di piu', basta rubarla!

Arrivati ad Haifa abbiamo mangiato (ancora!) un buon pranzetto preparatoci da Suor Salwa con cui e'sempre piacevole chiacchierare e passare qualche ora assieme: ci ha raccontato della sua esperienza di palestinese che, nonostante sia cittadina israeliana e suora, ha subito e visto con i suoi occhi trattamenti ingiusti, razziali e non umani. Sono quei trattamenti riservati agli arabi israeliani (palestinesi residenti in Israele) considerati cittadini di serie B - come i neri durante l'Apartheid del Sudafrica - ed ai palestinesi dall'altro lato del muro, a cui non viene riconosciuta neanche la dignita' umana.

La cara Suor Salwa ci ha poi portato a fare un breve giro per la caldissima ed umida citta', un tempo importante porto palestinese al centro del commercio del Mediterraneo orientale.

Camminando per le strade, ancora una volta, abbiamo avuto modo di osservare l'abbondanza di acqua che scorre nelle numerose fontane e che irriga prati verdi all'inglese, fiori e piante di ogni genere. Nelle nostre teste e' scaturito spontaneo il pensiero di tutti i racconti che abbiamo ascoltato in queste due settimane sulla grave mancanza d'acqua che colpisce la popolazione palestinese.

Arrabbiati e perplessi siamo nuovamente saliti sul pullman per rientrare a Gerusalemme, dove abbiamo realizzato che non c'erano piu' mezzi per arrivare alle porte di Bethlehem. Abbiamo cosi' preso un taxi che ci ha fatti salire in 5, benche' ci fossero solo 4 posti, con la clausola di far "scomparire" uno di noi al passaggio del check point.

Finalmente arrivati in terra palestinese, ci siamo rilassati davanti ad una buona zuppa araba.

con la Palestina che reclama giustizia


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