Viaggio in Palestina, Agosto 2010


arrivo a Betlemme

sabato, luglio 31st, 2010

Approfittando dello shabbat siamo giunti all’alba a Betlemme senza particolari intoppi. La città si sta svegliando lentamente, ma il tipo del cambio valuta ancora non ha aperto… senza shekel non possiamo permetterci neanche un caffè. Eccoci quindi qui, al centro dell’associazione, Amal, nell’attesa di cominciare questa nuova esperienza in Palestina.

l’abbraccio palestinese

domenica, agosto 1st, 2010

Dopo la notte insonne e riposini qua e là, abbiamo incontrato l’educatrice del nostro centro Amal, Lina, e suo marito Khaled, compagno comunista. Ci hanno mostrato la sede dell’ISI center, una rete di associazioni che hanno come fine far conoscere la storia e la cultura palestinesi raccontata dai Palestinesi, che spesso si discostano dalle rappresentazioni diffuse dai media occidentali. Serata all’insegna di vecchi amici del posto, falafel, hummus (il più buono del mondo), babaganusci, taybeh (la birra di Ramallah) e narghile in Manger Square. Oggi pomeriggio ci sono i bambini che ci aspettano al centro Amal, per una gita in un parco giochi a Beit Jala.


la speranza infinita dei Palestinesi, l’energia illimitata dei bambini

mercoledì, agosto 4th, 2010

Il caldo torrido ci ha impedito di andare al parco giochi, ma l’incontro cosi’ tenuto al centro e’ stata un’ottima opportunita’ per i nuovi volontari di conoscere i bimbi e per i vecchi di ripassare i nomi.

Come al solito tutte le nostre perplessita’ nell’interagire cade con la loro accoglienza. Arabo? Inglese? Italiano? alla fine ci si capisce!


L’associazione Palestinian Medical Relief Society (PMRS), facente parte dell’International Solidarity Initiative (ISI), ci ha invitato al meeting tenuto al centro in cui ci ospitano. L’incontro e’ stato molto interessante perche’ ci hanno illustrato tutti i progetti che seguono sia nella Cisgiordania che a Gaza, che vedono come protagonisti in particolarei i bambini e le donne. L’eccellenza dei progetti e’ tale che i loro modelli sono stati fatti propri dal sistema sanitario palestinese. Ieri mattina siamo andati a salutare le suore, la nostra “copertura” che non rendiamo pubblica per ovvie ragioni. Dopo una chiacchierata con loro ci siamo riposati e siamo andati a trovare una delle famiglie con le quali ci impegniamo a mantenere contatti e relazioni, per cercare di supplire nel nostro piccolo all’isolamento a cui sono costretti. Per concludere la giornata ci siamo volontariamente fatti spennare, mangiando e fumando narghile in un buon ristorante locale.

Stamattina, dopo aver visitato il centro PMRS di Betlemme, ci siamo fatti accompagnare ad Hebron dal vicepresidente, che ci ha raccontato la loro partecipazione alle azioni di boicottaggio contro Israele. Ad Hebron abbiamo visitato la citta’ vecchia, la moschea, la sinagoga, il suk, e passando non abbiamo potuto evitare di notare ancora la presenza di reti per la protezione dei passanti palestinesi dal lancio di spazzatura e pietre da parte dei coloni che alloggiano nei piani superiori. Dopo aver azzardato una granita locale delle cui conseguenze gastrointestinali vi aggiorneremo nei prossimi post, siamo rientrati a Betlemme per l’incontro coi bambini. Stavolta ce l’abbiamo fatta ad andare al parco, ma dobbiamo ammeterlo: l’energia dei bambini e’ illimitata, la nostra NO. Infatti siamo qui mezzi morti a raccontarvi tutto, costretti a cumulare quanto fatto in 3 giorni in un unico post notturno.

Un abbraccio

manifesta, gioca coi bimbi, progetta

venerdì, agosto 6th, 2010

La mattina del 4 agosto siamo andati ad Al Walaja per unirci ai Palestinesi nella manifestazione contro gli insediamenti israeliani illegali. Il criminale esercito israeliano non si e’ smentito nell’uso della violenza gratuita: molti pacifisti sono stati picchiati, un bambino e’ stato colpito alla testa con il calcio del fucile, otto attivisti internazionali e sei palestinesi sono stati arrestati.

Dopo aver evacuato la zona della manifestazione (dove un bulldozer stava scavando) siamo stati ulteriormente spinti e fatti arretrare, nonostante fossimo sulla proprieta’ di un anziano palestinese che insisteva nel ribadire che si trattasse del suo terreno. A tale “sacrosanta” rivendicazione il commento di un soldato e’ stato “I don’t speak arabic, I don’t speak english, I don’t speak hebrew” (esplicitato: “non ho una testa per pensare”). Gli amici del Palestinian Medical Relief Society (da adesso PRMS) ci hanno poi riaccompagnati a Betlemme, mostrandoci prima due loro progetti, uno nel villaggio di Dar Salah (incentrato sull’impiego delle donne) e l’altro a Beit Jala (per la prevenzione e la cura dell’osteoporosi nelle donne e nei bambini). Nel pomeriggio c’e’ stato l’incontro coi bambini di Amal (il gruppo dei grandi). Dopo una breve conoscenza coi nuovi volontari, abbiamo fatto una passeggiata per il centro di Betlemme fino a raggiungere il miglior ristorante di falafel di tutta la Palestina (e quindi di tutto il mondo!). Dopo che i bambini sono stati accompagnati a casa con la pancia piena dal servizio di trasporto siamo stati invitati dalla nostra educatrice Lina a bere un caffe’ a casa sua. E’ stata un’occasione per parlare di possibili nuovi progetti da avviare nei prossimi mesi (per maggiori informazioni si puo’ consultare il sito dell’associazione). Siamo tornati a casa carichi di idee, ma esausti per la lunga giornata, motivo per il quale non siamo risuciti a postare immediatamente. Adempiuto al dovere.

Palestina libera!


the pilgrims

venerdì, agosto 6th, 2010

La nostra giornata e’ iniziata con il passaggio al check point che impedisce ai Palestinesi della West Bank di raggiungere Gerusalemme (se non per i pochi “fortunati” che conservano ancora un posto di lavoro in citta’ – di quelli che nessun Israeliano occuperebbe). La nostra visita ha incluso il Santo Sepolcro, il Muro del pianto, la Spianata delle moschee, il quartiere arabo e quello ebraico. Passeggiando per il suk non abbiamo potuto non notare la casa di Sharon, un grosso edificio all’interno del quartiere arabo con tanto di bandiera israeliana e candelabro ebreo ben in mostra. Per concludere la nostra visita non ci siamo fatti mancare il knafeh, un tipico dolce palestinese a prova del miglior apparato digerente. Tornati a Betlemme da buoni pellegrini :-) siamo andati alla chiesa della nativita’; uscendo abbiamo notato i muri martoriati dai proiettili sparati durante la seconda intifada, quando una serie di civili si e’ rifugiata all’interno dell’edificio. La serata e’ trascorsa all’insegna della visita di diverse famiglie nostre amiche: te’ dei beduini (per i profani whisky di Adnan), riso con carne mandorle tostate e yogurt, pollo speziato, patatine, frutta, gelati, narghile e lettura dei fondi di caffe’ rigorosamente arabo. … ah gia’ dimenticavamo: last but not least, il post per la Barca.

Con la Palestina nel cuore (e per noi fortunati anche davanti agli occhi). Buona notte!

fa caldo, copriamoci con una tenda, rigorosamente non israeliana!

venerdì, agosto 6th, 2010

Le giornate si fanno sempre piu’ afose, ma i bambini non possono rinunciare a giocare all’aperto, quindi abbiamo trascorso la mattinata a montare una grande tenda nel cortile del centro Amal. Ora siamo decisamente piu’ abbronzati! Dopo pranzo abbiamo visitato il Deisha Camp, uno dei tre campi profughi di Betlemme. I racconti davanti a un caffe’ di chi ha vissuto e continua a vivere la condizione di rifugiato sono sempre scioccanti. Restano sorprendenti la vitalita’, il calore e il desiderio di normalita’ che loro esprimono. Percorrendo i vicoli del campo ci si imbatte di continuo in murales che ritraggono i volti e ricordano i nomi dei martiri e dei prigionieri, molti dei quali bambini. Tornati all’ISI center, dopo un bucato con asciugatura naturale in 5 minuti (42ºC), abbiamo bevuto un te’ con Mazin Qumsiyeh, un attivista palestinese e professore universitario. Tra un sorso e l’altro si e’ parlato del BDS movement (Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni per Israele) e della necessita’ di creare un’unita’ all’interno della rete per convergere su obiettivi comuni con azioni efficaci. Si e’ poi discusso dell’opportunita’ di redigere un database multilingue che comprenda tutte le associazioni che nel mondo collaborano per aiutare la Palestina. La serata non poteva terminare senza una vera cena palestinese a base di riso con pollo e cavolfiori, caffe’ arabo e chiacchierata in terrazza con sottofondo di asino strozzato. Cercheremo di darvi quanto prima notizie veritiere circa la sua sorte.

Boicotta Israele!!!

dabka

sabato, agosto 7th, 2010

Avremmo potuto dormire un’ora in piu’, pero’ ne e’ valsa la pena: come conclusione del summer camp del PRMS i bimbi e i ragazzi hanno organizzato un piccolo spettacolo a cui siamo stati invitati. Tra danze popolari (di cui la piu’ famosa e’ la dabka), canti patriottici, sfilate di costumi tradizionali, non e’ mancato lo spazio per affrontare attraverso rappresentazioni teatrali temi sociali quali l’uso della droga tra i giovanissimi. Finito lo spettacolo, con gran sorpresa, uno di noi e’ stato invitato sul palco a consegnare gli attestati di partecipazione. Ci siamo quindi avviati verso il centro Amal dove ci attendeva un incontro particolare: giusto il tempo di un panino al volo e ci siamo messi all’opera per preparare l’accoglienza di trenta italiani venuti al centro per conoscere le nostre attivita’. Appuntamento dai Salesiani dove abbiamo assistito ad un miracolo: con 45ºC all’ombra sono discesi dal cielo due biscotti gelato che dopo i primi morsi ci hanno riportato alla realta’. Il benefattore non era una forza soprannaturale, ma uno sconosciuto spinto dalla pieta’. Accompagnati i ragazzi al centro, alla presenza dei bambini e della nostra educatrice abbiamo illustrato loro i progetti e le attivita’ svolte da Amal. I trenta connazionali si sono dimostrati molto interessati ponendoci svariate domande. In un posto che accoglie non piu di venti persone, dinnanzi ad un innalzamento eccessivo della temperatura, le nostre sinapsi sono state messe a dura prova tante’ che l’associazione e’ stata presentata come “atea” e non come “aconfessionale”. Dopo qualche salatino, un bicchiere d’acqua e diverse foto di gruppo si e’ giocato coi bambini fino a salutarci tutti con l’augurio e la speranza di una possibile futura collaborazione, inshallah! La serata si e’ conclusa con una conferenza di Amira Hass all’Aternative Information Center di Beit Sahour. L’incontro e’ risultato particolarmente interessante poiche’ si sono affrontati temi quali la condizione dei prigionieri palestinesi – nello specifico dei minori – e la qualita’ dell’informazione giornalistica. Non si puo’ concludere la giornata senza incontrare qualche amico, mangiare un panino con le falafel, bere una taybeh e postare sulla Barca.

Con la Palestina che arde


swimming pool

lunedì, agosto 9th, 2010

Fin dall’inizio sapevamo a cosa saremmo andati incontro, un’intera giornata in piscina sotto un sole ustionante circondati da bambini urlanti e esagitati, in pratica “senza pace”! Non potevi defilarti un secondo che gia’ eri sotto un’imboscata tesa dai bambini per riportarti al loro ordine! Ma nulla e nessuno ci avrebbe mai impedito la realizzazione di questa splendida giornata, anche perche’ questi bambini il mare l’hanno visto solo in foto o in sogno. Dopo pranzo si e’ innescata una sequenza di lanci terra acqua… cosa avete capito?! Solo schizzi d’acqua provocati dai tuffi che i bambini facevano instancabimente uno di fila all’altro. Dopo un’ora per l’adunata generale siamo risuciti a farli riaccompagnare a casa col taxi. La nostra serata si e’ conclusa con la quotidiana cena presso una famiglia palestinese, dove abbiamo assistito a un nuovo modo per praparare i carboni del barbecue: due carbonelle accese con una valangata di carbone sopra, un phon e due minuti d’attesa per avere brace per un’intera grigliata di carne. Provare per credere! In giornata ci e’ giunta notizia che la suora che avremmo dovuto incontrare a Jenin nel viaggio programmato per domani e’ stata ricoverata in ospedale per un problema, pertanto siamo in attesa di capire come e quando risolvere la questione. Tale persona rappresenta il nostro tramite per la gestione del progetto di Amal in Jenin. Ora ci aspetta una notte insonne in quanto scottati sia da quest’ultima inaspettata notizia che dal poco indulgente sole della giornata.

Con la Palestina che resiste


Work in progress

martedì, agosto 10th, 2010

Mattinata all’insegna dell’organizzazione: ci restano ancora pochi giorni e troppe cose da fare, i nostri piani si stravolgono continuamente… Nuove notizie sul fronte Jenin: Suor Giacinta e’ viva e vegeta, assiste la vera accidentata, la madre superiora. Qui infatti pare di vivere in un mega telefono senza fili e per giunta multilingue! Oggi abbiamo finalmente avuto un momento per parlare con Lina, l’educatrice di Amal, e discutere insieme i progetti futuri, le attivita’ e le relazioni con le famiglie dei nostri bambini, soprattutto i casi piu’ delicati. All’occorrenza i volontari di Amal si trasformano in agenti immobiliari e commercianti. L’allettante segnalazione di un appartamento in cui poter trasferire il centro si e’ rivelata un castello di carta. Il presunto trilocale con giardino in realta’ non e’ altro che un monolocale vista cemento. La nostra “missione” in incognito oggi si e’ arricchita di un altro tassello, alias spedizione in Italia di materiale “altamente pericoloso”. Il democratico stato di Israele ci creerebbe parecchi problemi se trovasse nelle nostre valige materiale (depliant, cd, poster, etc) riconducibile alla Palestina, e se poi ci beccassero anche gli adesivi del boicottaggio, l’arresto sarebbe garantito! Siamo quindi costretti a mandare tutto il materiale che abbiamio via posta, sperando che arrivi. Inshallah! A proposito di Allah, l’imminente Ramadan ha di nuovo stravolto i nostri piani ed ha fatto si’ che cenassimo oggi per l’ultima volta con i nostri amici. Saeed sta studiando l’italiano da autodidatta “…because I like it!” e non perde occasione per chiederci nuovi termini, Alaa invece si preoccupa di insegnare a noi l’arabo cercando anche di farci cogliere le sfumature tra i diversi dialetti (…). Ora, mentre cerchiamo di digerire a sorsi di Unicum il falafel della mezzanotte, ci prepariamo per la giornata di domani che prevede sveglia all’alba e manifestazione a Ramallah contro la pressione che gli USA e UE esercitano sulla Autorita’ Palestinese (PA). A domani gli aggiornamenti.

Con la Palestina nel pacco (postale)

Aspettando il Ramadan, si dorme un’ora in piu’

mercoledì, agosto 11th, 2010

Come preannunciato nell’ultimo post stamattina siamo stati a Ramallah per manifestare affinche’ l’Autorita’ Palestinese non ceda alle pressioni esterne, di Stati Uniti ed Unione Europea, che vorrebbero si negoziasse con l’occupante israeliano. Tra le forze politiche organizzatrici erano presenti Al Mubarada ed il Fronte Democratico. Durante la manifestazione abbiamo incontrato per la seconda volta nel nostro viaggio la giornalista Amira Hass e siamo riusciti a scambiare due velocissime parole con Mustafa Barghouthi. Tornati a Betlemme, dopo un pasto veloce, abbiamo avuto il consueto incontro con i bambini di Amal, durante il quale Lina ha proposto di realizzare dei porta candele in cartoncino come simbolo dell’imminente festa del Ramadan. In realta’ a dedicarsi al taglia e incolla siamo stati noi volontari sotto committenza dei bambini che si limitavano a “dare ordini” ;) Per cena siamo stati invitati da una famiglia per un barbecue sul terrazzo. Abbiamo anche visto i conigli piu’ grossi del mondo (vivi! …per il momento sulla brace ci son finiti “solo” polli e buoi). Stanotte finalmente dormiremo un’ora in piu’, perche’ in occasione del Ramadan in Palestina le lancette verranno spostate di un’ora indietro.

Con un’ora in piu’ per la Palestina


Iniziato il Ramadan

giovedì, agosto 12th, 2010

Dovevamo adempiere ad un altro compito che c’eravamo prefissati prima di partire, comprare un nuovo PC per il centro. Non sapevamo pero’ che avremmo dovuto contrattare il prezzo per tre ore, ma lo sforzo e’ stato ripagato da un ottimo PC ad un buon prezzo. Dopo un pranzo luculliano a casa di una famiglia (ovviamente cristiana), siamo andati al centro ad impiastricciarci le mani per preparare il pongo “fatto in casa”: farina, sale, acqua e colori a tempera. Nella foto potete vedere i nostri fantastici elaborati :-) Il tragitto per tornare a casa e’ stato diverso dal solito, strade vuote e negozi chiusi. Tutti a casa a preparare il primo breakfast del Ramadan. Arrivati dalla famiglia che ci ha offerto la cena stasera siamo stati accolti da un bimbino di undici mesi ancora sveglio solo per noi; intuiva infatti che gli avevamo portato una scatola di giocattoli tutti per lui! Dopo averci fatto capire che apprezzava, ci ha abbandonati all’accoglienza culinaria dei genitori per buttarsi tra le braccia di Morfeo (con ben due ore di ritardo). Ci siamo abbuffati come coloro che hanno iniziato il Ramadan, con la differenza che noi avevamo gia’ all’attivo una ricca colazione, un lauto pranzo e un dolcetto (tipico di questa festa) per merenda! Oltre che ciccioni, stiamo diventando anche noiosi a forza di raccontarvi costantemente di pranzi e cene? Forse un po’ di Ramadan ci farebbe bene…

Con la Palestina nel piatto.


Nablus

venerdì, agosto 13th, 2010

Stamattina sveglia presto che il viaggio e’ lungo per Nablus (citta’ completamente chiusa, unico punto di ingresso/uscita un check point), tempo stimato due ore e mezza check point permettendo. Non abbiamo fortunatamente avuto particolari intoppi, alle 11 eravamo alla sede del Progetto Hope, nel cuore di Nablus. Abbiamo fatto due chiacchiere con i volontari del progetto per condividere le nostre esperienze. Un ragazzo che collabora con loro ci ha accompagnato a zonzo per la citta’ vecchia, mostrandoci le fabbriche di sapone oramai chiuse, le botteche artigiane e i palazzi distrutti dai bombardamenti israeliani della seconda intifada. Dopo aver acquistato una quantita’ di spezie che supera di gran lunga la dose minima consentita per uso personale, abbiamo cambiato guida per visitare il campo profughi di Balata, 1 kmq per 24.000 persone. A parte le due “strade principali”, una dei negozi e una delle scuole, tra le case ci si passa a stento, rigorosamente uno per volta. Intanto il caldo aumentava, la sete e la fame anche, ma dato che le nostre guide stavano seguendo il Ramadan abbiamo avuto l’accortezza di rinunciare a cibo e acqua anche noi. Ritornati alla citta’ vecchia siamo infine andati a visitare un altro progetto di volontariato, una compagnia e scuola di circo. E’ stato bello e interessante vedere con quanto entusiasmo i ragazzi si allenassero tra monocicli, diabli e trapezi. Ripreso il pulmino finalmenti ci siamo concessi un po’ di pane e acqua, come i bravi pellegrini insegnano! Il viaggio e’ stato un po’ piu’ lungo dell’andata causa fermate insolite del tassista che accostava di continuo per raccogliere pezzi di auto incidentate, e soldato israeliano che al check point ci ha trattenuto per una pericolosissima bustina di aulin trovata nel passaporto. Arrivati a casa abbiamo poi trovato babbo natale (uno di noi rimasto a Betlemme) che ci ha mostrato gli acquisti fatti per voi: la vendita di alcuni prodotti locali ci permette infatti di finanziare parte dei nostri progetti e vi da’ la possibilita’ di dare il vostro contributo ad Amal. Venendo ai nostri eventi, che non mancheranno di essere pubblicizzati sul nostro sito www.associazioneamal.org, avrete modo di vederli esposti e in vendita. Dopo una birretta tra noi, cena beduina con un vecchio amico palestinese.

Con la Palestina che progetta


1234 occupation no more

sabato, agosto 14th, 2010

“Avete cinque minuti per disperdervi”. Un boato. C`e` qualcosa che sibila in cielo. Una scia. Fumo, non si respira. Grida. “Correte! Non respirate e chiudete gli occhi!”. Un bambino a terra, qualcuno lo aiuta. Un altro boato. Si corre, si scappa senza voltarsi indietro, per non vedere i soldati che inseguono.

Stamattina in programma marcia pacifica ad Al Walaja, in tutto un centinaio tra internazionali, palestinesi, bimbi e famiglie. Il muro dell`Apartheid qui e` stato costruito per circondare da ogni lato Al Walaja. Abbiamo marciato dalla moschea verso l`ingresso del villaggio, lungo la strada principale; il muro, di fronte ad Al Walaja e` davvero tangibile, spezza a meta` il piccolo paese ritagliando il territorio in cui e` stata illegalmente costriuta la colonia di Har Gilo. Ci siamo fermati all`ingresso del villaggio come previsto, cantando a ritmo dei tamburi “1234 occupation no more… 5678 stop the stealing stop the hate!” Diversi soldati israeliani in tenuta antisommossa con tanto di mitra in spalla si preparavano all`attacco. Mazin, professore universitario e attivista palestinese, ha spiegato ai soldati che si trattava di una manifestazione pacifica contro la confisca delle terre. Ha poi ricordato che questo villaggio ha perso l`80% del suo territorio nel 1948 e ora sta per perderdere anche il resto. Gli ufficiali allora si sono avvicinati e ci hanno dato cinque minuti per disperderci. Quindi, dopo appena cinque secondi, ci hanno attaccati con bombe carta e gas lacrimogeni. Da li`, il caos piu` totale. Ci sono stati degli arresti, i soldati sono entrati nelle case e si sono avventati contro persone che non avevano neppure preso parte alla manifestazione portandole via. Un ragazzo e` stato ferito alle gambe. Noi sani e salvi, ma davvero spaventati.

Rietrati a Betlemme ci hanno pensato i bimbi a farci tornare il sorriso. Lina ha proposto un gioco a squadre, e come al solito noi volontari ci siamo dimostrati i piu` scarsi :-). Dopo una doccia al centro Amal -poiche` a casa non c`e` acqua- e una cena frugale abbiamo trascorso la serata a preparare il nuovo pc per il centro e a discutere tra noi dei bimbi con situazioni familiari un po` piu` delicate.

Con la Palestina sotto le bombe


Jenin

domenica, agosto 15th, 2010

Sveglia presto, tutti super entusiasti e anche un po’ assonnati, per andare a Jenin a trovare i protagonisti del nostro progetto, Abu Samir l’autista del bus e le suore di S. Anna; ed anche il nostro caro amico George (per noi Giorgio, gli son bastati tre mesi per parlare l’italiano meglio di Rodolfo). Il tassista del centro Amal, avendo saputo del nostro viaggio, si e’ proposto di accompagnarci sia all’andata che al ritorno, riuscendo cosi’ a sbrigare alcune sue commissioni, senza immaginare i piccoli intrattenimenti ai check point dovuti alla nostra presenza… Abbiamo approfittato del viaggio per salvarci su di una mail tutti i nostri “pericolosissimi” contatti palestinesi da non farci beccare assolutamente in aeroporto. Prima ancora delle persone siamo stati accolti dal nuovo cinema di Jenin www.cinemajenin.org che un anno fa’ avevamo lasciato ancora in fase di costruzione. E’ confortante vedere come i progetti si realizzino in luoghi cosi’ martoriati com’e’ stata questa citta’. Purtroppo non ci e’ stato possibile incontrare Ismail, il responsabile del progetto, poiche’ impegnato altrove fuori citta’. Abbiamo finalmente salutato suor Giacinta nel convento dove poi ci hanno raggiunto Abu Samir prima e George poi. Con nostra grande sorpresa Abu Samir ci ha orgogliosamente presentato il nuovo fiammeggiante pulmino. Dopo un giro della citta’ e l’acquisto di qualche narghile (siete invitati a gustare il miglior tabacco giordano a casa nostra) siamo andati a visitare il teatro di Juliano www.thefreedomtheatre.org, figlio di Arna (la protagonista del film Arna’s Children), dove abbiamo assistito ad un paio di cortometraggi di presentazione dei suoi progetti di drama therapy e drama activities. Giornata piena di novita’ inaspettate, ma entusiasmanti: la famiglia di Abu Samir e’ appena aumentata di una neonata unita’. Laddove invece non c’e’ stata alcuna novita’ e’ stato a tavola; non vi elenchiamo la solita quantita’ di cibo con la quale ci accolgono le famiglie palestinesi :-) Dopo pranzo siamo andati a vedere una chiesa ortodossa, dichiarata la quarta piu’ vecchia del mondo, con annessa grotta dei lebbrosi, dove venivano ammassati e veniva fornito loro del cibo attraverso un foro sulla sua sommita’. Il tempo dei saluti e ci siamo messi in viaggio verso Betlemme, ma stavolta lungo la valle del Giordano per una improvvisata del nostro tassista che desidarava farci ammirare le bellezze naturalistiche della zona. Lungo la strada che unisce due citta’ palestinesi ci siamo imbattuti in due assurdi posti di blocco di un esercito straniero. Al primo i soldati ci hanno intimato di scendere dall’auto per passare dai metal detector; dopo una decina di domande “da dove venite?”, “che cosa fate?”, “da dove venite?”, “che cosa fate?”, “da dove venite?”, “che cosa fate?”, “da dove venite?”, “che cosa fate?”, “da dove venite?”, “che cosa fate?” si sono convinti da dove venivamo e che cosa facevamo, forse. Al secondo abbiamo ripassato le formazioni del milan e dell’inter degli ultimi cinque anni che per noi non hanno alcun peso, ma sottostai a questa inutile ed idiota procedura d’attesa per non compromettere i tuoi obiettivi. In serata arrivati a casa la nostra educatrice Lina ci ha fatto pervenire tramite suo marito Khaled e sua figlia Dahlia due vassoi ricolmi di pollo con le mandorle, zucchine ripiene e involtini di foglie di vite. Abbiamo poi assistito al campo Deheishe ad una conferenza di Mustafa Barghouthi sulla nuova strategia di occupazione e su quali possono essere i mezzi per contrastarla; ha inoltre accusato pesantemente i negoziati portati avanti dall’Autorita’ Palestinese in quanto, nelle condizioni attuali, non prospettano alcun futuro a questo popolo. Domani e’ gia’ tempo dei saluti :’(

Con la Palestina dalle inesauribili novita’


Saluti, baci, pianti… e promesse di ritorno

domenica, agosto 15th, 2010

Eccoci arrivati all’ultimo post dalla Palestina e quindi all’ultimo giorno, inshallah, esercito israeliano permettendo. Oggi la giornata e’ trascorsa all’insegna dei saluti, stamattina le famiglie, e ahime’ nel pomeriggio i bimbi. Dopo aver giocato ci hanno preparato uno spettacolo di addio e trattenere le lacrime e’ stata davvero dura. Corsi a casa, valigie, doccia con le salviette fresh&clean (ovvimente anche oggi senz’acqua) e meeting con i rappresentanti dell’ISI. Nella riunione si e’ parlato delle possibili collaborazioni future e degli aneddoti presenti e passati. Abbiamo concluso la serata con i nostri amici e l’immancabile falafel.

Con la Palestina che ci/vi aspetta

Rientro in Italia

martedì, agosto 17th, 2010

Ed eccoci giunti purtroppo all’ultimo post, ma stavolta dall’Italia. Il trasferimento all’aeroporto ha subito una piccola variazione di tragitto dovuta all’ultima direttiva che al check point di Betlemme prevede per i viaggiatori con bagaglio il controllo tramite metal detector di tutti gli effetti personali. Siamo quindi passati per il check point che porta a Bet Shemesh, costringendoci ad un temporaneo cambio della versione ufficiale del nostro viaggio di pellegrini preparato per l’aeroporto di Tel Aviv. Il viaggio è stato meno travagliato del previsto malgrado ci sia stato comunque qualche intoppo. Per una dei volontari, scambiata per una spia russa non solo a causa del nome, ci sono voluti tre documenti di riconoscimento e una firma su un foglietto per attestarne l’identità. Ci siamo guadagnati un onorevole 5, in una scala da 1 a 6 di pericolosità (che corrisponde quindi anche al livello di meticolosità del controllo dei bagagli). Durante il regolare iter (passa ai raggi X, apri valigia, strofina, analizza, interroga, verifica, accompagna al check-in per evitare che nei dieci metri di tragitto qualcuno non ti regali un’arma di distruzione di massa) si è innescato un baco: non è stata attaccata l’etichetta di fine check al bagaglio della spia russa. Panico! Il sistema non prevedeva questa possibilità: “non è che qualcuno ti ha staccato l’etichetta?” (in questi 10 metri di cui sopra), “ma qualcuno ti ha dato qualcosa da mettere nel bagaglio?”. Neanche l’identificazione con ammissione di colpa di colui che aveva fatto il check dimenticandosi di apporre l’etichetta è bastata per evitare di ricominciare daccapo tutto l’iter (vedi sopra). Ripristinato il protocollo i nostri eroi sono finalmente giunti al controllo doganale durante il quale è stato necessario chiamare il mega capo dell’intelligence, una volta per una kefiah e una per delle pericolosissime saponette. Al termine del controllo di uno noi, durante la restituzione del passaporto, alla domanda “Are you Christian?” la risposta è stata repentina e inconfutabile: “YES!”. Di fronte alla perplessità sul volto della poliziotta è risultato chiaro che ci si riferisse ad un nome proprio e non al credo religioso. C’era stato infatti uno scambio di passaporti con un ragazzo di nome Christian che stava concludendo il controllo nello stesso momento. Questo evidenzia l’assurdità di dover sempre testimoniare il proprio credo religioso, reale o inventato che sia, e rigorosamente non musulmano. Tornati in Italia Milano ci ha accolti senza più l’odore di falafel e il vociferare del suk che ci hanno accompagnati nel nostro breve ma intenso viaggio. Sperando che questi racconti abbiano avvicinato il vostro spirito alla splendida terra palestinese e che abbiano seminato la voglia di viverla in prima persona, vi salutiamo.

Con la Palestina nel cuore.



Grazie a tutti quelli che ci hanno seguito e che sono solidali con il popolo palestinese! Continuate a seguire ed a partecipare alle iniziative di AMAL.

Al prossimo viaggio in questa fantastica terra...

Sara, Sonia, Francesco e Rodolfo