Camminante

“..Ritorno ad un mondo apparentemente solo più normale..”
Recitava cosi uno dei messaggi scambiati tra me ed i miei compagni di avventura nel giorno della mia partenza dall'aeroporto di Tel Aviv.
Era il mio pensiero allora e resta tale a distanza di 2 mesi da quella data.
Ci è voluto tempo perché riuscissi a trovare coraggio di scrivere anche solo 2 righe sull'esperienza e i motivi sono fondamentalmente due : Perché ho sempre ritenuto che fosse meglio un 7 copiato che un 5 meritato nei temi di italiano ed oggi ne pago le conseguenze..ma soprattutto perché per carattere sono abituato a tenere per me emozioni e fatti che mi riguardano in prima persona.
La scintilla però è arrivata. Ed è merito di un mio caro amico torinese e del suo commento non certo positivo su chi fa volontariato, che oggi ritengo giusto quantomeno scrivere cosa mi ha dato vivere un' esperienza da volontario in Palestina.
Tanto per iniziare vorrei citare uno dei colpevoli del problema Palestinese e non solo di quello. L'EGOISMO.
Per affrontarlo in modo esaustivo, il mio succinto articolo certo non basta. Ma l'indifferenza con cui la gente “normale” osserva ciò che accade in Palestina..ne è un esempio lampante. E non credo che sia meno grave e differente della stessa indifferenza con cui sempre i Palestinesi sono percepiti da chi si trova dall'altra parte del muro. Egoismo puro. Che costringe un popolo, non certo per sua scelta, a vivere come se fossero degli animali in uno zoo. Sensazione di facile percezione quando si attraversa uno dei vari check-point che frammentano il territorio.

Egoismo che si percepisce poi qui in Italia, quando qualcuno ti fa notare che piuttosto che fare poco per gli altri ..sarebbe meglio pensare solo “ai cazzi propri” . Perché cosi si è meno ipocriti...Ma ho seri dubbi su dove aleggi veramente tale sentimento..
Ne sono successe di cose durante il viaggio. Le giornate sembravano volare e ogni volta prima di andare a letto con i miei compari ci dicevamo che sarebbero dovute durare più delle consuete 24 ore, per poter fare tutto quello che ci eravamo prefissati. Abbiamo avuto l'onore di entrare in contatto con ragazzi certamente più forti di me. Che di fronte ad un mio accenno di pianto quando mi veniva raccontato come si viveva li, che quanto andava bene si traduce in lavorare, mangiare e dormire. Mi ha bloccato e detto : “Pianto nel cuore e sorriso sul volto..”. Io forse non l'avrei tale forza nella stessa situazione.
Comunque dopo questa esperienza posso dire che apprezzo molto di più tutte le fortune che ho avuto nella mia vita. Ad esempio, ricordo che quando ero ragazzino con gli amici spesso andavamo dal nostro paesello ad un altro, per cercare di spezzare la routine che Ischitella spesso ci poneva davanti. All'epoca la chiamavo noia..oggi per me quella è una ricchezza. Per i Palestinesi spostarsi è ogni volta un'impresa.
Ma se ad oggi qualcuno mi domandasse : Cosa ti è piaciuto di più del viaggio in Palestina? Non avrei dubbi nel rispondere. “Il sorriso che Alaan (un ragazzo zoppo conosciuto le prime sere nella piazza centrale) aveva quando ci venne incontro l'ultima mia notte li a Bethlehemme”. Fu li che capii che in fondo il mio viaggio non era stato inutile. Considerazione che ammetto, mi era capitato di fare. Perché ciò di cui secondo me la gente Palestinese ha bisogno, è proprio il non sentirsi abbandonata. Dare loro un segnale sul fatto che siano vivi e che per noi esistono. Mi rendo conto che forse non è molto come diceva il mio amico questo week end. Anche a me piacerebbe poter fare di più. Ma in fondo non sono il cristo e non ho certo pretesa di cambiare una situazione talmente complessa che sta diventando normale..Per quanto mi riguarda è già tanto se mi cambio le mutande..
Di cose di cui poter parlare ce ne sarebbero tante, ad iniziare dal matrimonio Arabo a cui abbiamo preso parte la nostra prima sera, passando dalle giornate trascorse coi bambini dell'associazione fino ad arrivare a descrivere la bellezza dei paesaggi, la drammaticità di certe situazioni e la cordialità della gente del posto.

Ma avrò sicuramente l'occasione per affrontarli in altre occasioni. In questo breve sfogo ho voluto solo porre l'accento su altro.
Concludo dicendo che personalmente da sempre coltivavo in me il desiderio di potermi rendere utile per qualcuno che stesse peggio di me. Forse come mi è stato detto avrei potuto aiutare un barbone qui a Milano, rendermi utile per una causa Italiana. Mi son sentito persino dire che quelli che fanno volontariato come noi fanno qualcosa totalmente inutile, non concreto e peggio ancora che molti lo fanno per moda..
Alla luce quindi di tali considerazioni, fatte comunque da una persona che stimo e a cui voglio bene come ad un fratello, mi è sorta una domanda : in fondo siamo davvero sicuri che il mondo in cui viviamo sia poi tanto migliore? Se le idee sono queste, se il non fare niente è ritenuto meglio del fare qualcosa. Se si da sempre più importanza al proprio e mai al nostro. Se si fa fatica a vedere il nostro. Non sarà mica che viviamo soltanto in un mondo terribilmente più ipocrita e che tale sentimento lo si veda poi nella reazione degli altri??
Io che sono solo all'inizio di questo mio impegno, posso solo dire che quella vissuta questa estate è stata una delle esperienze più importanti della mia ancor breve vita(almeno spero. Perché magari sono già morto come dice il carota..).
E che l'unica certezza che ho, come scritto a miei compagni di viaggio prima di lasciare la terra santa..(che di santo ha ben poco), è che “ho ancora appesa al cuore la stessa promessa..”..quella di tornare.. e fancuolo all'ipocrisia.

A proposito di egoismo..

Ho riletto il tuo articolo. Si fa fatica in queste ore a non pensare che sia tutto inutile visto che chi ha il potere di fare qualcosa fa esattamente il contrario di ciò che faremmo noi. Rileggendo però i tuoi pensieri ho ritrovato un pò di forza per continuare a credere che nel nostro piccolo anche noi diamo un contributo, spero che mi possa aiutare in questi giorni di massacro...

angela | 7 Gennaio, 2009 - 11:23

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zanatta | 7 Novembre, 2008 - 15:42

Quello che noi facciamo è solo una goccia nell'oceano ...

... ma se non lo facessimo l'oceano avrebbe una goccia in meno. (Madre Teresa di Calcutta)

Secondo me nulla và perso. Ciò che facciamo è quello che ci caratterizza e ci dà valore. Chiudere gli occhi e fare finta di niente è come essere già morti senza saperlo.

Comunque Gabriele, il film di cui ti avevo parlato, mi sa che fa proprio al caso tuo. Anch'io devo ancora vederlo...
http://www.7kmdagerusalemme.it/dblog/public/recensionedecrescienzo.pdf

Andrea Colpo

andreacolpo | 7 Novembre, 2008 - 15:18

Thk

Andrea, grazie in primis per esserti registrato! Vedo inoltre con piacere che stai accedendo spesso..il che vuol dire che il contenuto del sito e quello che associazione fa, ti risulta interessante!Ottimo segno..;)

D'accordo poi con te sul commento!
Vado subito a leggere recensione sul film che hai linkato!

Ciao

zanatta | 7 Novembre, 2008 - 15:43

morto...

...tu vivi un sogno, il sogno della vita, quando ti sveglierai sarà l'inizio. vabbè. detto questo: grande zanat! alcun altro commento

anarko | 29 Ottobre, 2008 - 18:18