Cinque anni di progetti a Betlemme

L’impegno di AMAL, come molti dei nostri sostenitori sanno, nel corso di questi anni è stato orientato a cercare canali e modalità per contribuire a determinare alcuni piccoli ma significativi muta-
menti delle prospettive relazionali di chi vi abita, a partire proprio dai più piccoli che necessitano di avere uno sguardo più fiducioso verso il loro futuro. Le persone palestinesi lottano per continuare a esistere come individui, come gruppo, come popolo, ma fanno molta fatica a trovare occasioni per diventare comunità.
La Palestina è una terra dove la sua gente da troppi anni non riesce a trovare pace, dove i disagi logistici, economici e culturali separano gli abitanti, dove sempre maggiormente sono
i più piccoli a vedere calpestati i loro diritti di crescita.
Nella città di Betlemme, la nostra Associazione tiene aperto un centro dove un’educatrice locale, Ahlam da noi ormai apprezzata per la sua grande sensibilità e professionalità, accoglie in quattro
incontri settimanali due distinti gruppi di bambini e di ragazzi, provenienti da diverse realtà del territorio che di fatto non avrebbero modo di incontrarsi, di giocare insieme e soprattutto di dialogare e creare amicizia tra pari.
Sono stati spesso i giovani volontari di Amal che, al ritorno dai loro soggiorni a Betlemme, ci hanno sottolineato l’importanza di mantenere aperto questo centro perché consente non solo ai più piccoli ma anche alle loro famiglie di incontrarsi più facilmente e di parlare con altre persone che vengono da fuori come noi italiani: esce dai loro racconti una voglia di dialogo, di ascolto, di partecipazione.
Dobbiamo sostenerli perché non si verifichi una forma di rassegnazione per quanto sta loro accadendo e soprattutto non prevalga in molti il desiderio di fuggire dai loro territori dove
sono nati.
La presenza dei nostri volontari a Betlemme e in altri territori palestinesi, che ormai si ripete più volte all’anno, dà sicuramente una testimonianza di essere anche fisicamente al loro fianco, dà voce anche fuori dalla Palestina ai loro bisogni di esistere e dà occasioni per trovare aiuti finalizzati alla promozione di giustizia in questa terra martoriata, contribuendo alla speranza di pace e serenità anche nei più piccoli abitanti.

Non solo l’ASSOCIAZIONE AMAL ma anche altre realtà della società civile e del mondo del volontariato si stanno mobilitando per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale per creare
occasioni di cambiamento verso sentimenti di contrapposizione e per un dialogo tra i due popoli che abitano in Palestina.
Quando i nostri giovani ragazzi italiani organizzano viaggi in Palestina contattano e incontrano sul posto anche gruppi di persone e organismi che dialogano tra loro indipendentemente dall’orientamento governativo a cui appartengono.
Sono occasioni di conoscenza per tutti e che in questo numero del notiziario desideriamo far conoscere:
PARENTS’CIRCLE, organismo che riunisce 500 famiglie, per metà palestinesi e per metà israeliane, accomunate dallo stesso dolore e dallo stesso obiettivo: lanciare un messaggio a tutto il mondo perché altri non abbiano a soffrire ancora, testimoni e schiacciati dal dolore della perdita di un loro familiare.
● Il gruppo di donne israeliane Machsom Watch che da cinque anni stanno nei checkpoint per vedere quello che accade alla popolazione palestinese: soprusi e violenze. Il loro impegno parte proprio dai luoghi dove i giovani militari israeliani svolgono a volte con molto cinismo questo ingrato compito e cercano di sensibilizzarli ad un cambiamento più umano e più critico.