PALESTINA a 60 anni dalla Nakba

La nostra Associazione AMAL, bambini per la pace, come è stato ampiamente relazionato nel precedente notiziario, ha scelto di sostenere progetti educativi nei territori palestinesi che vedono i
bambini i primi destinatari dei propri interventi.
Per questo la Commissione Progetti Educativi di AMAL, creata nel 2003 e tuttora al suo quinto anno di attivazione di progetti di scambio tra bambini dei due paesi, ha ritenuto importante partire
dalla Carta Costituzionale che stabilisce precisi principi etici e norme internazionali di comportamento per garantire ad ogni bambino da 0 a 18 anni la tutela dei suoi diritti.
La “CARTA UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’INFANZIA e DELL’ADOLESCENZA” (Convention Rights Children CRC), è il trattato più ratificato a livello universale (189 paesi su 191 ) ed è stato redatto a New York il 20/11/1989 entrando in vigore a livello internazionale nel 1990. All’articolo 1 di questo importante documento viene precisato chi sono i soggetti da tutelare: tutti i minori che hanno meno di 18 anni. Anche lo Stato d’Israele nel 1991 ha ratificato questa convenzione, e quindi è obbligato a rispettare la convenzione anche nei confronti dei minori palestinesi (l’art. 2 CRC stabilisce che gli stati membri si impegnano a rispettare la convenzione nei confronti di ogni fanciullo che dipenda dalla loro giurisdizione).
Tuttavia Israele ha di fatto abbandonato la definizione di “bambino” data da questa convenzione e nel 1999 ha reintrodotta l’ordinanza militare n. 132 (del 1967 durante il governo Barak), la quale,
oltre a consentire l’arresto di bambini palestinesi di età compresa tra i 12 ed i 14 anni, stabilisce che un palestinese diventa adulto a soli 16 anni.
Tra l’altro l’età viene attribuita a chi viene processato non in riferimento al momento in cui è stato commesso il crimine, ma in base al momento in cui viene pronunciata la sentenza e per questo
spesso questi minori palestinesi trascorrono un lungo periodo di detenzione e si ritrovano al processo al compimento dei 16 anni.
Questa lunga premessa per chiarire ai nostri soci e sostenitori l’assoluta asimmetria tra bambini israeliani e bambini palestinesi e per meglio introdurci alla relazione dell’Avv. Dario Rossi, Associazione Giuristi Democratici, che ha presentato alla Camera del lavoro Di Milano, in occasione della Giornata delle Nazioni Unite per la Palestina, giovedì 29 novembre 2007.
Noi ci limitiamo a riportare alcuni passaggi della sua relazione, quelli che consideriamo più importanti e che ci auguriamo possano diventare oggetto di approfondimento anche da parte di molte persone della società civile che in Israele mostrano una grande apertura al dialogo sui Diritti Umani, a partire dai diritti sanciti dalla Carta Costituzionale riguardante tutti i bambini del mondo, compresi quelli palestinesi.

Il documento, nella sua interezza, è possibile scaricarlo dal sito: www.giuristidemocratici.it
[…] “Il diritto umanitario internazionale è composto di numerosi trattati e di numerose norme che riconoscono e sanciscono i diritti dei minori. Sono trattati internazionali cui aderiscono la gran parte dei paesi della comunità internazionale, ivi compresa Israele e l’Italia. Il quadro giuridico internazionale che governa l’arresto, il processo e la detenzione dei bambini è determinato da numerose convenzioni, che spesso si sovrappongono, nonché trattati, protocolli e risoluzioni, così come anche dal diritto internazionale consuetudinario.
Alcune delle norme relative alla tutela dei detenuti si occupano specificamente del trattamento dei bambini, mentre altre si interessano più in generale dell’occupazione militare e del trattamento dei prigionieri.
Altre norme regolano tutti gli altri settori, dalle condizioni di salute e sanitarie, all’accesso del fanciullo ad un avvocato ed alla sua famiglia.
Le principali convenzioni internazionali che tutelano i diritti dei minori sono le seguenti:
a) la Convenzione dei Diritti del Fanciullo (Convention Rights Children CRC)
b) la Convenzione contro la Tortura delle Nazioni Unite
c) la IV Convenzione di Ginevra sulla tutela della popolazione civile in tempo di guerra
d) la Convenzione delle Nazioni Unite che fissa gli standard minimi per l’amministrazione
della giustizia minorile (“The Beijing Rules”) del 29 Novembre 1985
e) la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
f) il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (CESCR).
g) il Patto dei diritti civili e politici (in vigore dal 23/3/1976).
h) la Convenzione delle Nazioni Unite per la protezione dei fanciulli privati della libertà
(JDL Rules).

La Convenzione Internazionale per l’eliminazione di qualsiasi forma di
discriminazione razziale. (21/12/1965, entrata in vigore nel Gennaio 1969)



Dal settembre 2000, il trattamento dei bambini detenuti dalla polizia, dai militari e dalle forze israeliani di sicurezza è peggiorato significativamente.
Il governo israeliano viola costantemente le norme sul procedimento giudiziario, sulla privazione della libertà, sulla tortura, sulla tutela della salute, sull’istruzione dei minori.
[…] Nella Convenzione sui Diritti del Fanciullo, sono contenuti due principi fondamentali che dovrebbero regolare il comportamento delle autorità statali nei confronti dei minori: l’uso di detenzione dei bambini come “ultima risorsa” e quello che ogni misura adottata nei loro confronti deve essere ispirata principalmente alla “tutela del superiore interesse del fanciullo”.

Il principio di “ultima risorsa”

Israele ordinariamente arresta, processa e detiene minori palestinesi, anche per violazioni minori riguardanti
il lancio di pietre.
[...] Secondo quanto riferito dal Ministero per i detenuti dell’Autorità Nazionale Palestinese, dallo scoppio
della seconda Intifada, nel mese di settembre del 2000 al Giugno del 2007, le autorità militari e civili israeliane hanno arrestato più di 5.750 bambini palestinesi.
[…] Non esistono statistiche sui risultati dei processi, né criteri uniformi in ordine ai processi contro i minori
palestinesi, ogni corte applica una sua “giurisprudenza”. Un avvocato di Defence Children è arrivato a difendere fino a 50 casi in un mese di bambini sospettati di avere lanciato pietre contro l’esercito israeliano.
Anche ai minori palestinesi è inoltre applicata l’ordinanza militare n. 1500 del 6 Aprile 2002, che autorizza ogni soldato israeliano ad arrestare un palestinese e a detenerlo per un massimo di 18 giorni senza essere sottoposto a processo o ad una procedura giudiziaria, e senza il diritto di contattare neppure un avvocato, così viene violato l’art. 37 della Convenzione ONU che recita: “Gli stati membri accerteranno che nessun fanciullo sia privato illegalmente o arbitrariamente della sua libertà. L’arresto, la detenzione o l’imprigionamento di un fanciullo saranno conforme alla legge e saranno usati soltanto come misura di ultima risorsa e per il periodo di tempo adatto più corto.”

Il principio dell’Interesse Superiore del Fanciullo.

L’Art 3, c. 1 CRC dichiara, che “In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza sia delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve avere una considerazione preminente”…
Le procedure e le strutture utilizzate da Israele per il trattamento dei minori palestinesi, non tengono in alcuna distinzione i minori dagli adulti, con una palese discriminazione tra minori israeliani e minori palestinesi.
Diverso è infatti il sistema giudiziario minorile applicato ai minori israeliani; questi ultimi sono giudicati da tribunali minorili e detenuti in carceri minorili.
I minori palestinesi sono giudicati esclusivamente da Tribunali militari e sono detenuti in carcere in promiscuità con gli altri detenuti maggiorenni
L’ Art. 40 n. 2 CRC
“Gli Stati parte vigilano in particolare: che il suo caso sia giudicato senza indugio da un’autorità o istanza giudiziaria competenti, indipendenti ed imparziali per mezzo di un procedimento equo ai sensi di legge in presenza del suo legale o di altra assistenza appropriata, nonchè in presenza dei suoi genitori o rappresentanti legali a meno che ciò non sia ritenuto contrario all’interesse preminente del fanciullo a causa in particolare della sua età o della sua situazione; […] per il migliore adempimento delle loro funzioni, gli ufficiali che abitualmente o esclusivamente trattano con i minori o che sono prevalentemente assegnati a funzioni di prevenzione della criminalità minorile, devono essere istruiti ed addestrati in modo specifico”.
[…] I bambini vengono arrestati solitamente dalle forze di occupazione israeliana nei Territori Occupati, dai militari o dalla polizia segreta israeliana, (Shabak) o per strada, sulla base di un semplice sospetto di lancio di pietre, o in un qualsiasi posto di blocco dislocato all’interno del territorio palestinese, o come avviene di frequente sottraendola dalla loro abitazione spesso durante raid notturni con incursioni nelle quali terrorizzano i
membri della famiglia ed arrestano i minori che vengono portati nei centri di prima detenzione dove vengono sottoposti ad interrogatori.
Gli interrogatori sono finalizzati ad estorcere confessioni, e ad indurre i minori a collaborare con le autorità militari israeliane.
Il luogo di detenzione generalmente si trova in una struttura militare in prossimità del punto di arresto spesso in una colonia, in una base militare, o in una prigione.
Le procedure di arresto e di interrogatorio di Israele sono molto al di sotto degli standards internazionali.
Molti detenuti bambini sono tenuti sotto interrogatorio per settimane, con interrogatori che durano per ore o per interi giorni.

La tortura è il problema più grave relativo ai detenuti minorenni.
I sistemi utilizzati sono:

a) pestaggi, che avvengono con calcio di fucile e con gli stivali;
b) privazione del sonno;
c) isolamento;
d) il maltrattamento fisico e verbale;
e) mani legate;
f) occhi bendati;
g) minacce di morte, di violenza sessuale, e ritorsioni contro membri della famiglia;
h) tortura della posizione;

[…] Tale trattamento avviene non solo durante l’arresto e gli interrogatori (dai servizi di sicurezza generali israeliani, l’intelligence militare o la polizia), ma anche durante e dopo l’imprigionamento in esecuzione di una pena irrogata.
Prima del processo, le autorità israeliane usualmente commettono degli abusi fisico e psicologici sui minori per costringerli a sottoscrivere delle confessioni.
Spesso, i bambini firmano le confessioni e gli altri documenti in ebreo; lingua che la maggior parte dei bambini Palestinesi non sono in grado di leggere o capire.
La tortura è stata legalizzata in Israele nel 1987, quando la Commissione Landau, istituita dal Governo Israeliano per investigare sui metodi di interrogatorio dei detenuti palestinesi concluse che “l’interrogatorio dei prigionieri accusati di svolgere attività terroristiche non potrebbe avere successo senza l’utilizzo di pressioni fisiche e psicologiche”.
[…] Israele nel luglio 2003 ha relazionato davanti alla Comitato per i Diritti Umani dell’ONU che trattasi di accuse infondate, ma al commissario ONU per i Diritti Umani non è stato consentito l’accesso alle prigioni israeliane, né ai centri di detenzione ed ai funzionari statali che avrebbero dovuto avere il compito di accertare la validità delle denunce di torture…
Principali norme violate:
L’art. 2 c. 1 della Convenzione contro la Tortura ed i trattamenti inumani e degradanti, stabilisce che
“Ogni Stato parte dovrà adottare effettive misure legislative, amministrative giudiziarie, o altre misure atte a
prevenire atti di tortura in tutto il territorio sottoposto alla sua giurisdizione”.
L’art. 40, n. 1, CRC – Gli Stati Parti riconoscono il diritto di ogni fanciullo essere trattato costantemente in
modo da promuovere il suo senso di dignità ed il suo valore.
L’art. 37, lett. a) CRC – Gli Stati Parti si assicureranno che nessun fanciullo sia sottoposto a tortura, o altro trattamento crudele, inumano o degradante.
L’art. 7 della Convenzione sui diritti civili e politici stabilisce che “nessuno può essere sottoposto alla tor-
tura né a punizioni o trattamenti crudeli, disumani o degradanti”

Detenzione preventiva

[…] Dopo l’arresto, i minori palestinesi rimangono in detenzione, sia prima che dopo l’interrogatorio.
[…] Il governo israeliano utilizza la detenzione preventiva ampiamente ed indiscriminatamente contro i Palestinesi. Le forze armate israeliane, la polizia e le forze di sicurezza utilizzano in modo abituale la detenzione come strumento per ottenere delle confessioni, estorcere informazioni, reclutare collaboratori e punire i detenuti per la loro resistenza all’occupazione. ..
Nei confronti dei minori israeliani entro al massimo 48 ore un giudice deve valutare la legittimità dell’arresto.

Contatti con i genitori

Essendo i fanciulli soggetti particolarmente vulnerabili, è necessario che godano nello stato di detenzione di misure di protezione molto più elevate rispetto a quelle riservate agli adulti, ed è particolarmente importante che ai bambini siano consentiti regolari contatti con le loro famiglie.
Dopo l’arresto, le autorità di Israele abitudinariamente negano alla maggior parte dei bambini palestinesi detenuti il diritto di contattare le loro famiglie.
Questa negazione si concretizza principalmente con due sistemi.
Anzitutto viene negato il diritto di accesso ad un telefono alla maggior parte dei detenuti.
In secondo luogo viene adottata la politica di detenere la maggioranza degli arrestati in prigioni all’interno
di Israele. A causa del sistema israeliano di chiusure e check point, alle famiglie di detenuti è raramente permesso di entrare in Israele, anche solo per andare in visita in una prigione.
Anche quando i bambini sono tenuti all’interno dei territori occupati, il movimento tra i vari centri abitati è limitato da check point e blocchi stradali (in particolare da settembre del 2001), il cui attraversamento è spesso vietato ai familiari.
La maggioranza di detenuti bambini Palestinesi sono detenuti attualmente in prigioni e centri di detenzione all’interno di Israele, lontano dalle loro case e dalle loro famiglie. Comunemente, le famiglie all’inizio non sono informate del luogo ove si trova il loro fanciullo.
Così, alla grande maggioranza di bambini prigionieri viene negato il diritto fondamentale di visite familiari, e anche i contatti telefonici, in palese violazione del diritto internazionale.
L’assenza di contatto tra i bambini e i loro genitori lascia i bambini potenzialmente soli in una situazione in cui sono estremamente vulnerabili ed è fonte di un grave disadattamento sociale.
[…] Ecco gli articoli della Convenzione gravemente violati
L’Art. 40 CRC (2) (b)
sancisce il diritto dei minori di essere informati il prima possibile e
direttamente,oppure, se del caso, tramite i suoi genitori o rappresentanti legali, delle accuse portate contro
di lui, e di beneficiare di un’assistenza legale o di ogni altra assistenza appropriata per la preparazione e la
presentazione della sua difesa;
Articolo CRC. Il 37 (d) - ) i fanciulli privati di libertà hanno diritto ad avere rapidamente accesso ad un’assistenza giuridica o ad ogni altra assistenza adeguata, nonchè il diritto di contestare la legalità della loro privazione di libertà dinnanzi un Tribunale o altra autorità competente, indipendente ed imparziale, ed una decisione sollecita sia adottata in materia.

I Processi

La maggioranza dei minori palestinesi sono detenuti dal momento dell’arresto fino alla fine dei procedimenti legali. Inoltre, in molti casi, il giudice militare o i giudici si basano sulle informazioni e sulle prove fornite oralmente dall’accusa, senza esaminare attentamente l’informazione o fare riferimento ai documenti del caso.
I processi vengono definiti generalmente con un patteggiamento, ovvero un accordo tra pubblico ministero ed avvocato difensore sulla condanna da applicare all’imputato.
Generalmente le difese non chiedono neppure l’esame dei testi anche perché quando cercano di ottenere l’assoluzione completa dell’imputato spesso vengono condannati a pene ancora più severe.

L’Istruzione

Secondo la legge internazionale, i fanciulli i detenuti hanno un diritto a un’istruzione.
Questo diritto non è rispettato, protetto o adempiuto ad eccezione di una manciata di prigionieri minorenni palestinesi tenuti all’interno di detenzione di sicurezza israeliana.
L’istruzione fornita al piccolo numero di detenuti cui ne è concesso di accedervi, è generalmente povera e limitata ad alcune ore di istruzione alla settimana.
Ai bambini è negata una istruzione secondo i programmi scolastici palestinesi, e sono privi di libri di testo.
Essi ricevono solo una sommaria istruzione in storia, matematica e per di più nella lingua ebraica.
Inoltre, il programma di insegnamento non è adattato all’età dei singoli, dato che tutti i bambini Palestinesi ricevono la stessa istruzione indipendentemente dall’età.
[…] Le gravi carenze educative creano un impatto negativo sullo sviluppo personale del fanciullo, impedendo una positiva reintegrazione nella società dopo il rilascio, e riducono la sua capacità di trovare una occupazione produttiva per se e la propria famiglia. Diritto negato: l’Art. 28 CRC .
Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo all’educazione”.

Il documento è molto articolato e si compone di 21 pagine con precisi riferimenti giuridici che riguardano non solo i diritti violati della Carta Dei Diritti dell’Infanzia ma anche della Costituzione dei DIRITTI UMANI.
Si consiglia vivamente la lettura integrale di questo importante rapporto .