Madri

Il film/documentario è stato girato da una regista italiana ed è stato molto apprezzato all'ultimo festival di Venezia.
Le protagoniste del film sono delle madri (israeliane e palestinesi) che hanno perso un figlio (o più di uno) durante il conflitto israelo-palestinese. Un film che dà una chiave di lettura diversa dal solito...ma non anticipo nulla!

Anno:

2007

Durata:

90 minuti

Produzione:

ALEX PONTI PER RAI CINEMA, DIGITAL STUDIO

Regia:

Barbara Cupisti

Critica:

Dalle note di regia: "Il dolore è universale, parla la stessa lingua in tutte le nazioni del mondo. Ho incontrato le madri di due popoli separati da un muro fisico e mentale ma resi fratelli dallo stesso dolore. Sono entrata nelle case che un tempo erano luoghi di vita e gioia in cui oggi rimbomba lo straziante vuoto di camerette cristallizzate in un ordine innaturale e di zaini che nessuno porterà più a scuola. Ho cercato di lasciare spazio alle parole, non volevo interviste, volevo che le protagoniste raccontassero alla macchina da presa il loro sentimento e la loro disperazione, senza imbrigliare in uno storyboard troppo riduttivo. Il progetto del film era di starle ad ascoltare. Ogni pianificazione e modello organizzativo tradizionale qui risulta inadeguato. Ho girato il film accompagnata soltanto dalla mia organizzatrice. Le difficoltà pratiche negli spostamenti in territorio occupato, gli estenuanti controlli ai checkpoint, fino ad arrivare all'arresto del mio operatore palestinese, mi hanno portato inizialmente a volr fare di queste difficoltà un elemento rilevante del film. Durante il montaggio ho deciso invece di non togliere spazio a quei racconti che ancora oggi a distanza di mesi conservano la stessa tragica forza della prima volta che li ho ascoltati." inizialmente a volr fare di queste difficoltà un elemento rilevante del film. Durante il montaggio ho deciso invece di non togliere spazio a quei racconti che ancora oggi a distanza di mesi conservano la stessa tragica forza della prima volta che li ho ascoltati."

"'Madri', di Barbara Cupisti presenta la memoria del dolore, lasciata dall'occupazione israeliana e dalla resistenza palestinese alla medesima. Le immagini di base sono quelle che le tv censurano: quelle dei morti fatti a pezzi dalle armi automatiche dei militari o dagli esplosivi dei guerriglieri suicidi; le voci sono appunto quelle delle madri degli uni e degli altri. Il manifesto del documentario ha un' immagine simbolica, ma efficace: mani dalla quali cade sabbia, una fatica interminabile. Indica come, in sessant'anni, un conflitto periferico e limitato è diventato uno dei perni della storia del mondo, coinvolgendo aree sempre più vaste, toccando anche gli Stati Uniti. Quando nei telegiornali italiani si è parlato di questi morti, prima di passare ai pettegolezzi su calciatori e veline, raramente si è dato loro un volto, tanto meno una storia. Eppure l'avevano, come avevano, almeno i più giovani, dei fratelli e una madre. Sul dolore innominabile di queste ultime si sofferma la Cupisti. Sobriamente: non occorre enfasi capire che cosa cela lo 'scontro di civiltà' ". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 5 settembre 2007)on occorre enfasi capire che cosa cela lo 'scontro di civiltà' ". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 5 settembre 2007)

Premi:

DAVID DI DONATELLO 2008 COME MIGLIOR DOCUMENTARIO.