Il muro

…Ja Allah..” (Dio mio)”. Ha balbettato solo queste parole Ibrahim Atmawi,
un contadino palestinese di sessantacinque anni il cui uliveto è stato distrutto per oltre il 90 per cento dei suoi cento ettari da bulldozer dell’Esercito israeliano.
Al posto delle piante centenarie, adesso sorge un tratto del muro dell’apartheid.(Peace reporter)



All’indomani della Guerra dei Sei giorni (1967), in Israele si inizia a pensare alla realizzazione di un muro che segua il tracciato della linea verde. Il progetto, caldeggiato anche da Yitzhak Rabin, non si concretizza. Negli anni successivi viene ripresa l’idea da diversi governi, ma i lavori non hanno mai inizio. Solo
nel 2002 Ariel Sharon da inizio ai lavori di una vera e propria barriera.



Alcuni Paesi arabi nel 2003 hanno richiesto che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU denunci come illegale la barriera tra Israele e Palestina. Il rappresentante USA pone il veto perché nella risoluzione manca una condanna specifica agli atti terroristici contro Israele.
L’Unione Europea presenta una nuova risoluzione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in cui si afferma che la costruzione del muro è contraria alle leggi internazionali. Nello stesso tempo si chiede ai palestinesi di bloccare gli atti
di terrorismo. Israele e l’Autorità Palestinese sono invitati al rispetto della Road Map e ad impegnarsi per la costituzione dello Stato palestinese entro il 2005. Voti: 144 a favore, 4 contrari (Israele, USA, Isole Marshall, Micronesia),
12 astensioni.
Sempre nel 2003 l’Ufficio di Coordinamento per i problemi umanitari dell’ONU (OCHA) rende noti i dati relativi all’impatto del Muro sui palestinesi.
Secondo le Nazioni Unite il muro segue solo per l’11% la Linea verde; requisisce il 14% della West Bank; causerà sofferenze a 680 mila palestinesi.



Centinaia di km di lunghezza, diverse tipologie di costruzione: dalle muraglie
ai reticolati; da valli a terrapieni con sistemi di protezione elettronica.
Lungo il suo percorso, il muro taglia in due molti paesi palestinesi. Alcuni
si ritrovano totalmente isolati dal territorio circostante.



In realtà non si tratta del primo muro costruito dagli israeliani. Infatti verso
la metà degli anni ‘90 era stato eretto tutto intorno alla striscia di Gaza
un gigantesco muro con barriere percorse da elettricità e torri di vigilanza,
che “sigillò” la Striscia trasformandola in una specie di gigantesco campo
di prigionia.
La costruzione del muro in Palestina continua freneticamente ancora oggi.
Una barriera di cemento armato alta più di 8 metri serpeggia tra le colline sequestrando al popolo palestinese pozzi, terreni agricoli, città, e soprattutto vite e relazioni.