Associazione ONLUS Amal - ﺍﻣﻞ


apolitica - apartitica - aconfessionale

03 Luglio 2014

In una Gerusalemme militarizzata per i funerali di Mohemmed, il ragazzo palestinese di 15 anni ucciso e bruciato a Gerusalemme Est ieri mattina, incontriamo un negoziante che ci fa un quadro della situazione secondo noi abbastanza azzeccato e che si potrebbe riassumere così: "qui gatta ci cova". Parlando, dopo un attimo di esitazione in cui valutava esattamente quanto potersi fidare di due ragazza che comunque a lui si erano presentate come turiste (e basta) ci dice: "gli israeliani dicono che i 3 coloni sono stati rapiti da Hamas, però c'è qualcosa che non torna: tutte le volte che qualche organizzazione palestinese ha rapito chicchessia c'è sempre stata una rivendicazione. Che poi speri che con il rapimento ci possa essere uno scambio di prigionieri. È un atto politico, con una motivazione chiara. Invece questa volta niente, neanche una rivendicazioncina, nemmeno una piccola piccola di qualche gruppuscolo strano mai sentito prima. Però, da subito Israele punta il dito contro Hamas, e inizia come prima cosa ad arrestare tutti. Soprattutto quelli che avevano liberato con gli ultimi accordi. E poi c'è un'altra cosa che non quadra: dicono che li hanno rapiti sulla strada fuori dalla colonia, giusto? Ecco quelle strade sono protette dal muro e sono piene di telecamere. In più i palestinesi non ci possono andare. Ora spiegatemi come potrebbero averli rapiti senza che le forze di sicurezza se ne accorgessero, senza che sapessero esattamente chi, dove e quando. Ma così i palestinesi stanno buoni e zitti, così costruiscono un clima di paura. Era quello che volevano dopo che Hamas e Fatah hanno fatto l'accordo di Unità nazionale..." Non pensiamo ci siano altri commenti. Nel frattempo, nonostante poliziotti e militari ad ogni angolo siamo riusciti a trovare dei giochi per i bambini di Amal (giochi che ovviamente dentro i territori non arrivano, sia mai.) Glieli portiamo domani, che se non possono andare a Gerusalemme almeno i giochi arrivano da loro. Ma è una magra consolazione, e l'incazzatura (almeno da parte nostra) continua.
Stay tuned. Stay Human.

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Serata di solidarietà con i prigionieri palestinesi - Milano

7 Lug 2014 - 19:30
7 Lug 2014 - 21:30
Etc/GMT+1

02 Luglio 2014

Sta mattina è arrivata la notizia -che penso in molti abbiate già letto- del ragazzo palestinese rapito, ucciso e bruciato, a Gerusalemme est. "Probabilmente" per mano dei coloni che circondano quella zona della città. Oggi a Betlemme non si parlava d'altro. Dalla signora del negozio di fianco a casa che ci guardava scuotendo la testa e si chiedeva come fosse possibile, a una vecchia amica, una ragazza che frequenta il secondo anno di università che ci ha detto: "quelli sono i veri mostri. Ma mostri è una parola troppo piccola per descriverli. Vi rendete conto, io sono nata qui, questa è la mia terra e io devo giustificare ogni cosa che faccio, ovunque io voglia andare devo avere il permesso. Non ho mai visto il mare, anche se è a pochi chilometri da qui, perché per andarci mi serve il permesso". E delle notizie di oggi ci hanno parlato anche i bambini al Centro di Amal, che abbiamo (ri)visto oggi per la prima volta. Finché una bimba di 10 anni non ha chiuso il discorso dicendoci "ma questa è la nostra vita qui, la vita di tutti i giorni". Ma su queste storie nessuno farà titoloni, perché non c'è un mondo intero da commuovere e da stringere in un'unica, grande ipocrisia.

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01 Luglio 2014

Darl muro che circonda Betlemme..

Sta notte e sta mattina prima notte di risposta israeliana all'omicidio dei tre coloni (che se anche non è stato rivendicato da nessuno ha aperto per Israele la caccia all'uomo di Hamas, o meglio di qualsiasi palestinese). Sta notte sono entrati a Doha, quartiere alla periferia di Betlemme e vicino al campo profughi di Deisha, entrando come al solito nelle case con bombe e mettendo a soqquadro tutto quello che trovavano. Fuori da Betlemme la situazione è ancora peggio. Al khalil (hebron) e Jenin sono militarizzate: ad Al Khalil l'esercito ha distrutto le case di due militanti di Hamas sospettati di c'entrare qualcosa con il "rapimento" mentre sta mattina a Jenin un soldato ha ammazzato un ragazzo che passava per la strada durante gli scontri seguiti ad alcuni arresti (come al solito arresti per i quali non è stata esplicitata alcuna motivazione ufficiale).
Gli spostamenti tra le città sono praticamente impossibili. La strada tra Nablus e Ramallah pare sia stata chiusa.
Intanto sembra farsi sempre più forte la paura di un altro attacco massiccio sulla Striscia, dopo che -sempre sta notte- un raid aereo ha colpito di nuovo Gaza. Ma non sappiamo ancora esattamente cosa succederà.
Stay tuned. Stay human.

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30 Giugno 2014

Oggi pomeriggio nel negozio di A.: "Sembra di essere tornati al 2002, alla seconda intifada. I soldati entrano in città e nelle case, anche qui, a Betlemme. Entrano e mettono a soqquadro tutto, ma prima di entrare ti lanciano una bomba in casa. Non bussano neanche, non ti chiedono neanche più di aprire la porta. Semplicemente ti lanciano una bomba in casa, così tutti quelli che sono dentro escono di corsa e loro arrestano chi vogliono." Ci mostra le foto della casa di suo cugino, mobili e armadi rivoltati dai soldati israeliani solo qualche giorno fa. Dicono di cercare chi è legato ad Hamas e intanto arrestano tutti, soprattutto quelli che erano appena stati rilasciati per l'accordo con l'Anp di alcuni mesi fa. Ci dice che tutti hanno paura che l'esercito entri in casa e se li porti via.
È di poche ore fa la notizia che hanno ritrovato i corpi dei tre ragazzi israeliani rapiti. Il governo di Tel Aviv ha già annunciato un'azione su larga scala in tutta la Cisgiordania. La paura si fa sempre più vicina alla realtà.

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