Associazione ONLUS Amal - ﺍﻣﻞ


apolitica - apartitica - aconfessionale

Cinque anni di progetti a Betlemme

L’impegno di AMAL, come molti dei nostri sostenitori sanno, nel corso di questi anni è stato orientato a cercare canali e modalità per contribuire a determinare alcuni piccoli ma significativi muta-
menti delle prospettive relazionali di chi vi abita, a partire proprio dai più piccoli che necessitano di avere uno sguardo più fiducioso verso il loro futuro. Le persone palestinesi lottano per continuare a esistere come individui, come gruppo, come popolo, ma fanno molta fatica a trovare occasioni per diventare comunità.

PALESTINA a 60 anni dalla Nakba

La nostra Associazione AMAL, bambini per la pace, come è stato ampiamente relazionato nel precedente notiziario, ha scelto di sostenere progetti educativi nei territori palestinesi che vedono i
bambini i primi destinatari dei propri interventi.
Per questo la Commissione Progetti Educativi di AMAL, creata nel 2003 e tuttora al suo quinto anno di attivazione di progetti di scambio tra bambini dei due paesi, ha ritenuto importante partire

Torneo di calcio "Amal in Campo"

23 Set 2007 - 13:00
23 Set 2007 - 23:59
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Domenica 23 settembre, presso il campo sportivo dell’Oratorio S. Giuseppe di Via Redi a Milano
ha avuto luogo il torneo di calcio “Amal in campo”, giunto ormai alla sua quinta edizione.

Proiezione film "Madri"

3 Apr 2008 - 21:00
3 Apr 2008 - 23:00
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Check-point

Fino al settembre del 2006, Israele ha costruito 528 chiusure nei Territori Palestinesi. Sono 72 check-point fissi e 11 parziali (a volte sono in funzione, altre volte vengono lasciati aperti). In più: 445 strade sono state interrotte con massi, cubi di cemento, cancelli, barriere, fossati. Senza contare gli improvvisi check-point volanti che sbarrano le strade nei momenti di maggior tensione.




Code interminabili di automezzi. Persone immobili sotto al sole cocente.

Soprusi e continue violazioni dei diritti umani di uomini, donne e bambini (violenze ammesse recentemente dello stesso esercito israeliano).
La presenza dei check-point, unita al proliferare degli insediamenti colonici, rappresenta una chiara strategia di frammentazione del territorio, non solo per un maggior controllo dello stesso ma anche per ridurre al minimo qualsiasi attività commerciale e sociale del popolo palestinese.



In questo video la quotidiana odissea dei lavoratori palestinesi costretti a passare più ore in fila per poter raggiungere Gerusalemme. Per raggiungere il posto di lavoro alle otto sono costretti a svegliarsi intorno alle 3 nei vari villaggi del sud della west-bank, per poter essere al check point (da cui non si passa in auto) verso le 4, e aspettare l'apertura delle porte alle 5. Molti, che non hanno la possibilità di poter fare il minimo ritardo dormono nel lungo corridoio metallico che porta al gate, su improvvisati giacigli di cartone. La normalità, la crudezza e la scientifica organizzazione israeliana, che tratta questo sistema di apartheid come se fosse un normale funzionamento burocratico, non fanno che aumentare l'orrore per quello che si vede.
C'è bisogno di pace e di giustizia.





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