Associazione ONLUS Amal - ﺍﻣﻞ


apolitica - apartitica - aconfessionale

NAJI AL-ALI

ideatore dell’Handala, nacque nel 1937 in un piccolo villaggio nell'alta Galilea, fra Nazareth ed il lago di Tiberiade.
La sua famiglia, composta da quattro figli, oltre al padre ed alla madre, era la classica famiglia contadina che viveva della coltivazione della terra intorno all' abitazione.
Negli anni quaranta Asciagiara, subì numerosi attacchi militari da parte dei coloni per poi essere raso al suolo definitivamente nel 1948.

Città e Colonie

Le colonie israeliane sono insediamenti urbani all’interno del territorio palestinese. La questione delle colonie è soggetto di profonde controversie dovute alla grandissima disinformazione. E’ vero infatti che piccoli appezzamenti di terreno furono acquistati, fin dal secolo scorso, da facoltosi ebrei di varia provenienza, ma è anche assolutamente vero, e decisamente poco conosciuto, il fatto che da questi piccoli possedimenti la colonizzazione si sia espansa illegalmente e con l’uso della forza (con l’appoggio costante dell’esercito israeliano) in tutto il territorio palestinese.



Un altro evento che ha favorito l’espansione coloniale fu la “Guerra dei sei giorni” del 1967, al termine della quale l’esercito israeliano conquista e occupa ampie zone: il Sinai, sul fronte egiziano, Gerusalemme e parti della Cisgiordania. Durante questa occupazione infatti sorsero molti insediamenti ebraici all’interno dei territori palestinesi che si ingrandiscono a macchia d’olio.
E’ doveroso ricordare che Gerusalemme è considerata dagli israeliani la capitale dello stato di Israele, mentre per il resto del mondo è una città palestinese occupata illegalmente.
La popolazione che vive nelle colonie proviene da ogni da diversi paesi. Ebrei (e non) sono chiamati dal governo Israeliano per trasferirsi permanentemente nei territori occupati.
La maggior parte di queste persone non conosce la situazione che li attenderà ma è affascinata dalla promessa di una casa, un lavoro, facilitazioni fiscali, prestiti e varie agevolazioni.

Solitamente le colonie sono edificate in posizioni strategiche
(in cima alle colline o vicino alle fonti d’acqua) . Le colonie sono collegate tra di loro da una rete di strade “private” inaccessibili alla popolazione palestinese. Ogni insediamento è fortificato
e difeso da recinzioni inavvicinabili (non si può costruire né tantomeno camminare a meno di un chilometro di distanza).
Su quest’ultimo stratagemma è basato il meccanismo di espansione territoriale: l’insediamento si ingrandisce, la distanza minima delle abitazioni palestinesi deve (??!) essere rispettata e dunque si procede costantemente nella confisca di terreni, allo sradicando di piantagioni di ulivo, facendo scappare intere famiglie arabe dalle loro case. Se già il senso di tutto ciò è raccapricciante le modalità non sono da meno. Molta gente infatti è stata costretta ad abbandonare la propria abitazione in pochi minuti sotto la minaccia delle armi, vedendola poi crollare sotto i propri occhi.



La distribuzione di risorse naturali (acqua!!) tra i coloni occupanti e i palestinesi è assolutamente sproporzionata (5 litri di acqua pro-capite/giorno per un palestinese contro i 200 litri di un israeliano!).
Le colonie rappresentano ormai da molto tempo la strategia israeliana di appropriazione dell’intera Palestina.

Altre informazioni quì

Il muro

…Ja Allah..” (Dio mio)”. Ha balbettato solo queste parole Ibrahim Atmawi,
un contadino palestinese di sessantacinque anni il cui uliveto è stato distrutto per oltre il 90 per cento dei suoi cento ettari da bulldozer dell’Esercito israeliano.
Al posto delle piante centenarie, adesso sorge un tratto del muro dell’apartheid.(Peace reporter)

Oltre il muro..la SPERANZA... Amal

15 Apr 2008 - 00:00
30 Apr 2008 - 23:59
Etc/GMT

Un viaggio. Un’avventura. Un’esperienza accessibile a tutti quelli che, come alcuni di noi, hanno voluto oltrepassare il muro.

Hebron negli occhi…


Il mercato

Occhi puntati su di me. Osservato. Mi sento terribilmente osservato.
Non sono su un palcoscenico ad esibirmi, non sono circondato da lupi in un bosco.
Mi guardano. Mi fissano. Sguardi che non riconosco, che non sono abituato a reggere. Sguardi cupi, gelidi. Disagio. Ecco, sono a disagio.
Hebron. Sto percorrendo il grandissimo mercato, obbligato passaggio per arrivare alla città vecchia. Cammino con il mio gruppo. Chissà cosa stanno pensando i miei compagni di viaggio…