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10 luglio 2011 - spritz, resisti!

In occasione del Summer Camp, in mattinata ci siamo recati ad Haida, uno dei campi profughi alle porte di Bethlehem. Nato nel 1948 ospita i palestinesi cacciati nei dintorni di Gerusalemme e Hebron. Sorto come tendopoli, dopo qualche anno sono state costruite delle stanze, una per ogni famiglia, senza servizi né cucina. All'epoca il campo era fornito di soli 4 bagni per migliaia di persone e, a seguito delle proteste dei profughi, l'UNRWA ha concesso di costruire (a spese dei rifugiati) dei mini appartamenti.
Nonostante questo tentativo di ¨normalizzazione¨ nel campo nessuno ha rinunciato al proprio diritto al ritorno, e questo è bene evidente dai simboli, dai disengi e dalle scritte sui muri.
Oggi piú di 5000 palestinesi vivono in questo campo, con enormi difficolta': tasso di disoccupazione che sfiora il 70%, assenza di strutture per l'assistenza sanitaria, scuole dell'UNRWA (che garantiscono l'istruzione solo fino alla terza media) insufficienti per l'elevatissima domanda, fornitura d'acqua una volta al mese, continui black out e costanti irruzioni dei soldati israeliani.
il Summer Camp, qui ad Haida, e' organizzato dal centro ricreativo (per bambini) e culturale AMAL AL MUSTAKBA, "SPERANZA PER IL FUTURO", visitando il quale abbiamo avuto la piacevole sorpresa di incontrare un gruppo di italiani tra cui 3 amici torinesi, venuti per dare una mano al centro.

Dopo pranzo ci siamo ritrovati ad Al Walaja con altri attivisti per supportare la protesta del villaggio contro la costruzione del muro che presto lo circondera' totalmente lasciando una sola via di accesso rigidamente regolata dal coprifuoco israeliano.

Andando controcorrente, per nostra esplicita' volonta', alla segregazione israeliana alle 6, quando il sole ci ha dato un po' di tregua, siamo andati coi bambini nella "nostra" terra degli ulivi. Per circa un'ora e mezza ci siamo presi cura, seguendo le direttive di Mohammed, di tutti gli alberelli e le piantine.
I bambini entusiasti, ci mostravano la crescita dei loro alberi, contrassegnati con il nome di ognuno. Con piacevole sorpresa abbiamo poi scoperto che e' spuntato il primo peperoncino. ole'!

Nota dolente: Spritz! e' in terapia intensiva, ha retto al viaggio ma non al caldo sole palestinese!
Al tramonto, finito il piacevole lavoro, Lana, Gaeta e Tina, ci hanno deliziati con una bellissima Dabka, mentre gli altri bambini cantavano e noi battevamo le mani.

La sera abbiamo cenato con una delle famiglie nostre amiche da molto tempo.

Con la Palestina che cresce

09 luglio 2011 - segnali di fumo, mai di pace

Questa mattina ci siam svegliati con il dubbio di riuscire a partecipare alle varie manifestazioni previste perche' Israele ha dichiarato che avrebbe bloccato tutti gli internazionali diretti verso nord. Siamo comunque riusciti a partire con i pullman organizzati dal Palestinian Medical Relief Society alla volta di Qalandya per una manifestazione di fronte al check point.

Una volta arrivati, Mustafa Barghouti,leader del movimento popolare Al Mubadara che ha organizzato la manifestazione, ha accolto i presenti palestinesi e internazionali per poi guidare un variegato corteo, composto da uomini donne e bambini di diversa provenienza.
Arrivati di fronte ai soldati Israeliani, gridando slogan contro l'occupazione e per la liberta' della Palestina, ci siamo subito trovati uno schieramento di forze che si apprestava a bloccarci.

Dopo pochi minuti, come loro consuetudine, i soldati hanno risposto alla protesta pacifica con bombe sonore, lanci di lacrimogeni e cariche verso le persone. Subito ci siamo un po' dispersi anche a causa dell'irritazione provocata dai gas, per poi pian piano ricompattarci e tornare cantando a ritmi battuti dalle mani di fronte ai soldati. Nel frattempo si svolgevano numerose interviste da parte della massiccia presenza di stampa internazionale e locale (equipaggiati con giubotto antiproiettile, caschi, maschera antigas e tutto il necessario per riprendere una pacifica protesta).
Finita la manifestazione e dopo i ringraziamenti di Bargouthi siamo risaliti sul pullman per tornare a Bethlehem.

Per riprenderci dalla sauna fatta durante il viaggio (oggi punte che superavano i 40 gradi) ci siam fermati a mangiare un'insalata in Manger square.

Docciati e riposati un po' ci siam diretti al centro per svolgere alcune attivita' logistiche e poi verso casa di Lina, l'educatrice, per una cena con la sua famiglia.
Appena entrati una sorpresa imbandiva la tavola: facendo un rapido calcolo ci siam resi conto che era stato preparato un pollo intero a testa, imbottitto e contornato da riso, insalata, salsine, peperoni e melanzane ripieni. Per non parlare dei dolci, della frutta abbondante, del the e dei succhi di frutta sopraggiunti nel dopo cena.

Stiamo ora scrivendo con le pance a lavoro!

Con la Palestina che resiste

08 luglio 2011 - crema solare o crema decontratturante?

Oggi finalmente la tanto attesa piscina: spruzzi, tuffi, schizzi e schiamazzi!
Nonostante il sole a picco i bambini non si sono mai fermati e ci hanno coinvolti pieni di energia nei loro giochi d'acqua.
Vedendoci spalmare la crema solare (che per noi latticini significa protezione 50+) i bambini di Amal, ma non solo, si sono catapultati in massa per chiederci di metterla anche a loro nonostante non ne avessero bisogno (era evidentemente una richiesta di attenzione!).

Come ha dichiarato il saggio Baleng: "la crema solare di Frank ha salvato km quadrati di epidermide palestinese".
In seguito ad un'acrobazia Rodolfo e' rimasto col collo bloccato e i bambini a bocca aperta.


(questo e' stato ufficialmente l'ultimo)

Nonostante le (nostre) inevitabili scottature e la stanchezza il bilancio della giornata si e' chiuso in attivo: la gioia dei bambini ha compensato ogni acciacco e fatica!


Nel frattempo abbiamo cercato di rimanere aggiornati sull'arrivo previsto dei 600 attivisti internazionali all'aeroporto di Tel Aviv. Poiche' era previsto che dichiarassero espressamente la loro volonta' di entrare nei Territori Occupati la stragrande maggioranza di loro e' stata fermata alla partenza. Intanto al Ben Gurion sei israeliani venivano arrestati nel tentativo di dare il "Welcome to Palestine" agli attivisti in arrivo.

Per questo, appena tornati a Bethlehem, ci siamo uniti ad una manifestazione in Manger Square. Ancora una volta Israele ha dimostrato la propria prepotenza nel reprimere ogni forma di dissenzo.

Placati gli animi ci siamo riempiti la pancia a Milano: non fraintendeteci, siamo ancora qui! Milano e' un ristorante che fa la "pizza" migliore di Bethlehem.

La serata si e' conclusa al centro Amal con un collegamento telefonico ad un evento organizzato a Magenta (http://www.associazioneamal.org/?q=node/688), durante il quale Gabriele ha presentato il progetto ulivi supportato dalla nostra testimonianza sul campo. Alloggiando nella sede del Media Center del "Welcome to Palestine" abbiamo colto l'occasione per aggiornare chi ci stava ascoltando sugli eventi di oggi e su quelli futuri (rimanete sintonizzati su queste frequenze).

Con la Palestina imbavagliata

07 luglio 2011 - mabruk Anadi

La mattinata di oggi e' stata sfruttata per fare diverse commissioni. Alcuni di noi in giro per Bethlehem tra chiese e bazaar a comprare regali da portare a casa: souvenirs e polverine magiche... per la fertilita', malpensanti! ;) Altri sono stati al campo profughi di Haida per incontrare un amico.

Dopo un pranzo veloce ci siamo recati in associazione per sfruttare la connessione Internet non ancora ripristinata all'ISI center. Ma, sorpresi da un black out, abbiamo passato una buona mezz'ora impegnati in attivita' varie tra cui la traduzione dell'ultimo comunicato stampa per la settimana "Welcome to Palestine" che avra' inizio domani.

Oggi non era previsto un meeting con i bambini ma ci siamo ugualmente ritrovati con alcuni di loro per andare, assieme all'educatrice Lina, al matrimonio di Anadi, una ragazza musulmana di sedici anni che sino a poco tempo fa ha frequentato il centro.
Siamo arrivati nella futura casa degli sposi dove appena salite le scale siamo stati divisi, come da tradizione, uomini con uomini (a bere the, fumare e chiacchierare) e donne con donne.

Entrate nella festa femminile ci siamo trovate di fronte ad un ambiente ricco di colori e dettagli. Salutata Anadi, la sposa, ci han fatto sedere ai lati di un corridoio all'interno del quale le donne ballavano provando a coinvolgerci. Anadi, di contro, era seduta su una specie di altarino sul fondo del corridoio con sguardo immobile e assente. Dopo un'oretta circa le donne della famiglia dello sposo, cantando canti propiziatori, sono venute a prenderla per condurla a casa del futuro marito dove si sarebbe poi tenuta la festa principale.
Guardando la giovane ragazza negli occhi che esprimevano paure e tristezza, abbiamo provato le stesse sensazioni. Non aggiungiamo altro ma sottolineiamo una cosa: non era il matrimonio di una famiglia molto religiosa bensi' di una famiglia molto tradizionalista. Siamo andati via con una sensazione di disagio e di tristezza che ci ha accompagnati nel tragitto verso casa.

Per cena abbiamo provato un ristorante molto carino appena aperto in cui, dopo aver mangiato, e' scattata una competizione di logica che ci ha visti impegnati per un'oretta (il tempo di un narghile'), conclusasi non perche' ne siamo venuti a capo ma perche' il ristorante stava per chiudere.

Sulla strada di casa una piacevole sorpresa: Saeed che ci ha accompagnati sino all'uscio, varcato il quale ci siamo trovati di fronte ad una cinquantina di palestinesi ed internazionali che stanno ancora lavorando per il media center del "Welcome to Palestine" (e vista la mole di impegni proseguiranno tutta la notte).

p.s. l'assenza di foto del matrimonio e' determinata dall'impossibilita' di scattarne durante la cerimonia, come da richiesta della famiglia.

Con la Palestina che non regala sempre sorrisi

06 luglio 2011 - scompensi e ricompense

Oggi ci siam concessi di essere turisti per qualche ora, siamo andati a Gerusalemme. Per entrare abbiam dovuto passare il piu' grande check point della Cisgiordania, in cui per diverse ore del giorno si accalcano numerosissime persone nella speranza di poter accedere alla citta'. Se si e' arabi le ore possono diventare veramente tante: passa al metal detector, rispondi a mille domande, togliti le scarpe, impronte digitali e poi... inshallah.

In quanto turisti - seppur apparentemente - occidentali ci stavamo impiegando relativamente poco (un'oretta) se non che' nel bel mezzo dei controlli, in un labirinto di sbarre e di persone, Sara ha avuto un calo di zuccheri. Il che ha significato: blocco della coda (per un israeliano non e' ipotizzabile che una persona abbia un malessere nel check point),impossibilita' di comunicare con due di noi che nel frattempo erano gia' passati, sguardi allibiti e confusi di tre soldati israeliani che al posto di interessarsi si son messi a giocare ad una specie di cavallina (non e' uno scherzo). Ripreso il controllo della situazione ci siamo allontanati piu' in fretta possibile da quel posto che probabilmente e'stato la causa del giramento di testa.

Solito tour a Gerusalemme: citta' vecchia, suq, santo sepolcro, passaggio obbligatorio al muro del pianto per tentare di entrare alla spianata delle moschee. Nella speranza di trovare l'accesso aperto abbiamo passato l'ennesimo metal detector ma, dopo un metro, ci siamo accorti che era chiuso, cosi'ci voltiamo per rientrare nella parte ebraica. Poiche' l'uomo invisibile avrebbe potuto inserire nei nostri zaini qualsiasi arma di distruzione di massa, gli stessi soldati che pochi secondi prima ci avevano visti arrivare, han ben pensato in rientrata di perquisirci gli zaini. Potrebbe sembrare poco chiaro ma, vi assicuriamo che, cio' che nel resto del mondo sembrerebbe assurdo, qua risulta normale e purtroppo accettato.

Non ci crederete, oggi a pranzo riso (vedi post precedente)!

Al pomeriggio ci siamo divisi, mentre quattro di noi sono andati al centro Amal per trascorrere del tempo con i bambini,


(qui le ragazze "stanno protestando" contro la decisione dell'educatrice di andare in piscina domenica anzicche' venerdi')

la frangia anarco insurrezionalista prontamente si muoveva al fronte occidentale sulle alture di Al Walaja unendosi alle colonne francesi gia'in lotta per dare man forte ai fratelli palestinesi nella cura della loro terra. Scavando a mani nude, minacciati da scorpioni e serpenti, livellavano e ricostruivano l'ingresso di un inutile ma caratteristico fortino che difende i nostri ulivi dall'avanzata della colonia nemica (Har Gilo).
In altre parole hanno ripulito il terreno da pietre, arbusti secchi e spazzatura.


Di nuovo uniti l'inumano sforzo e'stato premiato sul campo di battaglia con un lauto barbecue di kebab, tanto apprezzato dagli affamati lavoratori.

Nell'ennesimo tentativo della giornata di aumentare il livello di zuccheri nel sangue, il nostro amico Mohammed ci ha portato presso la migliore pasticceria di Bethlehem dove abbiamo mangiato un iper calorico Knafeh (ovvero una mozzarella in carrozza caramellata): sahten!


(queste due foto presto diventeranno una gif, o lo e' gia'...)

Con la Palestina che da' sempre nuovi frutti