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Progetto Ulivi: "evoluzioni"


Arrivano anche i fiori, in attesa che gli ulivi maturino...


Il nostro carissimo tecnico agricoltore Mohammed ha fatto visitare la sua serra ai bambini di AMAL, che si sono dimostrati entusiasti per la nuova esperienza e per le nuove nozioni sui fiori e le coltivazioni in serra apprese durante la "gita".



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wow, ecco i primi frutti...!!

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immagine e ricordi del viaggio di luglio 2011

tra una danza ed una manifestazione, tra un ballo ed una recita, tra un attività al centro amal ed una cena tra amici... abbiamo anche curato i "nostri" alberelli! ancora avvolti dalla magia palestinese. olèé

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17 luglio 2011 - talata!

Ed eccoci arrivati, purtroppo, all'ultimo giorno, quello dei saluti e della partenza.

Alle 10 abbiamo incontrato Lina, Khaled e Fadhi, per fare il punto della situazione rispetto alle due settimane passate insieme, pagare il nostro soggiorno all'ISI e dirci "arrivederci, a presto".
Innanzitutto Lina ci ha tenuto a ribadire quanto sia bello lavorare per un'associazione che rispetti il suo operato e che la sostenga. Questo, ci ha detto, la sprona a fare sempre di più e sempre meglio per i bambini e per Amal. "E' sempre bello quando i volontari vengono qui, all children will miss you"!
Abbiamo anche noi ribadito il nostro grazie per il suo impegno e per il suo lavoro e le abbiamo detto di salutarci nuovamente tutti i bambini.

Con Khaled e Fadi, invece, abbiamo parlato di come si potrebbe creare una collaborazione tra l'ISI e l'Italia. La nostra idea resta quella di appoggiare il più possibile le richieste dei palestinesi e le loro iniziative, promuovendo campagne di sensibilizzazione e conoscenza della drammatica occupazione in cui questo popolo vive da ormai troppo tempo.

Salutati tutti (anche Sara, che con l'invidia di tutti resta a Gerusalemme per altre due settimane!), abbiamo preso il taxi alla vota di Ben Gurion, con la "versione ufficiale" del viaggio ben in testa e pronti alla patologica e folle procedura che ogni volta ci attende per superare tutti i controlli di sicurezza. Eravamo stati precedentemente informati che da circa un mese ad ogni passeggero non viene più dato il canonico "codice di pericolosità" (con il quale ci si poteva rapidamente fare una stima della meticolosità dei controlli a cui andare incontro: 2 non ti aprono il bagaglio, 6 ti ritrovi in mutande in una stanzetta), ma viene semplicemente applicato un illeggibile codice a barre.

L'inizio dei controlli non si è presentato benissimo: presi i nostri passaporti la prima "ispettrice" ha iniziato a guardare compulsivamente Antonio e il suo documento (è lui o non è lui? è falso? mmm...) e gli ha chiesto la data di nascita. Allontanatasi, ha chiamato il suo responsabile. "No buono", è apparso nelle nostre teste!
Etichettati a dovere dopo le prime domande - dove siete stati? chi avete conosciuto? avete tenuto sempre il bagaglio con voi? qualcuno vi ha dato dei regali da portare in valigia? Quali sono le relazioni tra di voi? da quanto vi conoscete? Ve lo chiedo perchè una volta una persona aveva ricevuto un regalo da uno sconosciuto ed era una bomba! - è iniziato l'iter controllo bagaglio, che prevede prima i raggi x, poi due mani israeliane che ti ravanano lo zaino per bene (continuando sempre a far domande) dopo che la mattina ci hai messo mezz'ora per chiuderlo. Con nostra grande sorpresa, invece, ad alcuni di noi proprio non l'hanno aperto, ad altri appena tirate fuori le prime cose (che ovviamente erano crocifissi e santini).
Piacevolmente stupiti in pochi minuti abbiamo passato senza problemi tutti i controlli, fatto il check in, mollato la valigia, controllato il bagaglio a mano ed eccoci nella zona d'imbarco. Incredibile.

In uno dei controlli del nostro codice a barre (con un arnese tipo pistola controlla prezzi del supermercato) abbiamo sbirciato il monitor, scrutando un cerchio con il numero 3 all'interno. Sarà stato il codice assegnatoci? Probabilmente sì, vista la "leggerezza" con cui abbiamo passato i controlli!
Mangiato un tipico piatto israeliano (falafel e Hummus, perchè la pulizia etnica passa anche dalla cucina) abbiamo preso il primo aereo, partito con un'ora di ritardo ma poi fortunatamente in parte recuperata.

Il nostro ritorno non ha subito nessun grande intoppo, salvo attendere seduti davanti al gate l'imbarco per il volo roma-bergamo e sentire l'annuncio "ultima chiamata per i passeggeri mosiello, migliaccio, greco, viarengo, stevanato"...noi, insomma! Convinti che la coda davanti all'imbarco fosse la nostra (anche perchè sul monitor c'era ancora segnalato il nostro volo) abbiamo scoperto invece che tutti i passeggeri diretti a orio al serio erano già sul pullmino pronti per raggiungere l'aereo. E vabbè!

Finalmente, passata la mezzanotte, siamo arrivati a Milano. Stanchi, ma convinti di una cosa: nei prossimi viaggi ci porteremo sempre dietro l'immagine di San Giorgio, quella regalata dalla moglie di Adnan a Francesco affinchè lo proteggesse sempre. Urca che protezione: abbiamo preso 3!! :-))

..Con la Palestina nel cuore!!

16 luglio 2011 - non mi compete ma determino

Con pochissime ore di sonno, tanto per cambiare, ci siamo messi in furgone direzione Tulkarem.
Dopo una breve sosta a Ramallah per prendere la nostra amica Silvia, siamo arrivati alla Khodori University dove ci stava aspettando Guido, fondatore dell'associazione Psychologists for Human Rights che si occupa di formare educatori locali al lavoro con bambini vittime di traumi. Dopo aver osservato gli educatori al lavoro durante le attivita' con i bimbi, abbiamo scambiato due chiacchere con i coordinatori del summer camp che ci hanno esposto la situazione della citta'.

Il primo problema della cittadina e' la presenza di fabbriche israeliane, su territorio palestinese, che stanno avvelenando l'ecosistema e i suoi abitanti (altissima incidenza di popolazione malata di cancro). Ci sono molti studi e cause in atto (aperte anche da parte di coloni insediati nelle vicinanze) che si stanno scontrando con i paradossi legali che interessano tale area industriale: la corte suprema israeliana ha dichiarato le fabbriche illegali, ma dice di non avere la competenza di accogliere le accuse in quanto gli edifici sono stati costruiti al di la' della "Linea Verde".


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Tutto cio' potrebbe sembrare assurdo ma si inserisce all'interno di una dinamica costante e perversa in cui il paradosso e' la regola.
Un altro problema - che avevamo gia' avuto modo di percepire - e' l'ambiguo comportamento dell'Autorita' Nazionale Palestinese, ormai quasi un'appendice del governo di Israele, che crea una tale sfiducia all'interno della popolazione da rafforzare forme di lotta alternative quali il BDS.

Con grande sorpresa abbiamo anche scoperto che Vittorio Arrigoni qualche hanno fa aveva visitato il centro. Ci e' venuto quindi spontaneo regalare una maglietta "Stay Human" (la nostra cara divisa) ai coordinatori.

Nell'ora piu' fresca della giornata, le due del pomeriggio, ci hanno guidato in una visita lungo le strettissime e polverose vie del campo profughi di Tulkarem all'interno del quale abbiamo incontrato i rappresentanti di un'associazione che si occupa in maniera concreta di sopperire alle carenze dell'UNRWA.




Tempo di riprenderci, berci un the con gli amici e siamo ripartiti verso Bethlehem per gli ultimi saluti.
Tornati a preparare le valigie, ci e' tornata in mente l'Italia che vive i suoi paradossi: NO TAV! Abbiamo cosi' deciso di unire le due lotte lasciando un segno nel centro che ci ha ospitato per due settimane.

Ben Gurion permettendo fra tre giorni potrete leggere il nostro ultimo report.

Con la Palestina da "rivedere"