Blog Progetto Ulivi

07 luglio 2011 - mabruk Anadi

La mattinata di oggi e' stata sfruttata per fare diverse commissioni. Alcuni di noi in giro per Bethlehem tra chiese e bazaar a comprare regali da portare a casa: souvenirs e polverine magiche... per la fertilita', malpensanti! ;) Altri sono stati al campo profughi di Haida per incontrare un amico.

Dopo un pranzo veloce ci siamo recati in associazione per sfruttare la connessione Internet non ancora ripristinata all'ISI center. Ma, sorpresi da un black out, abbiamo passato una buona mezz'ora impegnati in attivita' varie tra cui la traduzione dell'ultimo comunicato stampa per la settimana "Welcome to Palestine" che avra' inizio domani.

Oggi non era previsto un meeting con i bambini ma ci siamo ugualmente ritrovati con alcuni di loro per andare, assieme all'educatrice Lina, al matrimonio di Anadi, una ragazza musulmana di sedici anni che sino a poco tempo fa ha frequentato il centro.
Siamo arrivati nella futura casa degli sposi dove appena salite le scale siamo stati divisi, come da tradizione, uomini con uomini (a bere the, fumare e chiacchierare) e donne con donne.

Entrate nella festa femminile ci siamo trovate di fronte ad un ambiente ricco di colori e dettagli. Salutata Anadi, la sposa, ci han fatto sedere ai lati di un corridoio all'interno del quale le donne ballavano provando a coinvolgerci. Anadi, di contro, era seduta su una specie di altarino sul fondo del corridoio con sguardo immobile e assente. Dopo un'oretta circa le donne della famiglia dello sposo, cantando canti propiziatori, sono venute a prenderla per condurla a casa del futuro marito dove si sarebbe poi tenuta la festa principale.
Guardando la giovane ragazza negli occhi che esprimevano paure e tristezza, abbiamo provato le stesse sensazioni. Non aggiungiamo altro ma sottolineiamo una cosa: non era il matrimonio di una famiglia molto religiosa bensi' di una famiglia molto tradizionalista. Siamo andati via con una sensazione di disagio e di tristezza che ci ha accompagnati nel tragitto verso casa.

Per cena abbiamo provato un ristorante molto carino appena aperto in cui, dopo aver mangiato, e' scattata una competizione di logica che ci ha visti impegnati per un'oretta (il tempo di un narghile'), conclusasi non perche' ne siamo venuti a capo ma perche' il ristorante stava per chiudere.

Sulla strada di casa una piacevole sorpresa: Saeed che ci ha accompagnati sino all'uscio, varcato il quale ci siamo trovati di fronte ad una cinquantina di palestinesi ed internazionali che stanno ancora lavorando per il media center del "Welcome to Palestine" (e vista la mole di impegni proseguiranno tutta la notte).

p.s. l'assenza di foto del matrimonio e' determinata dall'impossibilita' di scattarne durante la cerimonia, come da richiesta della famiglia.

Con la Palestina che non regala sempre sorrisi

06 luglio 2011 - scompensi e ricompense

Oggi ci siam concessi di essere turisti per qualche ora, siamo andati a Gerusalemme. Per entrare abbiam dovuto passare il piu' grande check point della Cisgiordania, in cui per diverse ore del giorno si accalcano numerosissime persone nella speranza di poter accedere alla citta'. Se si e' arabi le ore possono diventare veramente tante: passa al metal detector, rispondi a mille domande, togliti le scarpe, impronte digitali e poi... inshallah.

In quanto turisti - seppur apparentemente - occidentali ci stavamo impiegando relativamente poco (un'oretta) se non che' nel bel mezzo dei controlli, in un labirinto di sbarre e di persone, Sara ha avuto un calo di zuccheri. Il che ha significato: blocco della coda (per un israeliano non e' ipotizzabile che una persona abbia un malessere nel check point),impossibilita' di comunicare con due di noi che nel frattempo erano gia' passati, sguardi allibiti e confusi di tre soldati israeliani che al posto di interessarsi si son messi a giocare ad una specie di cavallina (non e' uno scherzo). Ripreso il controllo della situazione ci siamo allontanati piu' in fretta possibile da quel posto che probabilmente e'stato la causa del giramento di testa.

Solito tour a Gerusalemme: citta' vecchia, suq, santo sepolcro, passaggio obbligatorio al muro del pianto per tentare di entrare alla spianata delle moschee. Nella speranza di trovare l'accesso aperto abbiamo passato l'ennesimo metal detector ma, dopo un metro, ci siamo accorti che era chiuso, cosi'ci voltiamo per rientrare nella parte ebraica. Poiche' l'uomo invisibile avrebbe potuto inserire nei nostri zaini qualsiasi arma di distruzione di massa, gli stessi soldati che pochi secondi prima ci avevano visti arrivare, han ben pensato in rientrata di perquisirci gli zaini. Potrebbe sembrare poco chiaro ma, vi assicuriamo che, cio' che nel resto del mondo sembrerebbe assurdo, qua risulta normale e purtroppo accettato.

Non ci crederete, oggi a pranzo riso (vedi post precedente)!

Al pomeriggio ci siamo divisi, mentre quattro di noi sono andati al centro Amal per trascorrere del tempo con i bambini,


(qui le ragazze "stanno protestando" contro la decisione dell'educatrice di andare in piscina domenica anzicche' venerdi')

la frangia anarco insurrezionalista prontamente si muoveva al fronte occidentale sulle alture di Al Walaja unendosi alle colonne francesi gia'in lotta per dare man forte ai fratelli palestinesi nella cura della loro terra. Scavando a mani nude, minacciati da scorpioni e serpenti, livellavano e ricostruivano l'ingresso di un inutile ma caratteristico fortino che difende i nostri ulivi dall'avanzata della colonia nemica (Har Gilo).
In altre parole hanno ripulito il terreno da pietre, arbusti secchi e spazzatura.


Di nuovo uniti l'inumano sforzo e'stato premiato sul campo di battaglia con un lauto barbecue di kebab, tanto apprezzato dagli affamati lavoratori.

Nell'ennesimo tentativo della giornata di aumentare il livello di zuccheri nel sangue, il nostro amico Mohammed ci ha portato presso la migliore pasticceria di Bethlehem dove abbiamo mangiato un iper calorico Knafeh (ovvero una mozzarella in carrozza caramellata): sahten!


(queste due foto presto diventeranno una gif, o lo e' gia'...)

Con la Palestina che da' sempre nuovi frutti

05 luglio 2011 - do you have rice? no, what about a sandwich?

La giornata e' iniziata presto per due di noi che alle otto del mattino dovevano occuparsi di una articolata attivita' ingegneristica: collegare due cavi. Tutto cio' per mettere in piedi il media center della settimana "Welcome to Palestine" che da oggi si e'insediato sotto le nostre stanze. Il nostro planning ha poi subito una variazione e la mattinata e' trascorsa traducendo in italiano un loro comunicato stampa (questo mostra la nostra ottima conoscenza dell'inglese).

Verso mezzogiorno, venuti a capo della traduzione, siamo usciti ad acquistare i prodotti artigianali palestinesi per l'associazione: ergo preparate i portafogli!
Sulla strada del ritorno siamo stati braccati da due ragazzini, uno dei quali ci ha chiesto di mostrare al suo amico il gioco di prestigio "Gigino e Gigetto" (avete presente?) con il quale la sera prima Rodolfo lo aveva incantato. Necessitando di un pezzo di carta che non avevamo a disposizione i due han ben pensato di raccogliere un fazzoletto sporco da terra e di porgercelo. A questo punto il gioco ha avuto inizio e Rodolfo probabilmente ha preso l'epatite Z.

A seguito dello show ci siamo diretti a far visita ad un vecchio amico, Adnan, che ci ha accolti con un buon the alla menta (quello zuccherato era piu' buono).

Giunta l'ora di pranzo abbiam deciso di non mangiare piu' panini e di opzionare un po' di sano riso con le verdure ma dopo diversi tentativi di truffa - essendo nel centro della Bethelehem turistica - ci siam trovati di fronte al solito hamburger.

Eccoci di nuovo al centro Amal, destinazione parco giochi. Lasciamo spazio a qualche immagine per farvi vedere i sorrisi dei bambini che han concluso la giornata ben strapazzati.


Noi volontari invece, pensando di essere ancora giovani, ci siamo dati alla pazza gioia, giocando, correndo, saltando per poi ritrovarci: uno bloccato con la schiena e un altro semisvenuto. Abbiamo gia' prenotato il fisioterapista per un ciclo di sedute.

Riprese un po' di energie siamo andati all'AIC - Alternative Information Center - dove abbiamo assistito al concerto di Awlad Al Balad-Group e poi incontrato Ika, una ragazza italiana che lavora per il Centro, attraverso la quale abbiamo cercato di creare una collaborazione: l'idea e' quella di pubblicizzare il progetto attraverso altri media.

Giunte le undici la fame si e' fatta sentire e il nostro amico Mohammed ci ha portati a mangiare... l'ennesimo panino!
Buooono pero'!

Tempo di riorganizzare i prossimi appuntamenti ci siam resi conto di non avere piu' internet, quindi chissa' quanto tempo fa' abbiamo scritto quello che state leggendo. Se fuori nevica, tanto :))

Con Gigino e Gigetto in Palestina

04 luglio 2011 - staying human

Pianificata la nostra agenda impostando tutti i possibili impegni che verranno puntualmente disattesi/rimandati abbiamo avuto un incontro con Fadi, il responsabile dell'organizzazione eventi dell'ISI center: ci siamo confrontati su alcune questioni politiche e sulle iniziative che si terranno nell'ambito della settimana "Welcome to Palestine" che commemora la condanna della Corte Internazionale di Giustizia in merito all'illegalita' delle colonie e del Muro di Apartheid nei territori occupati palestinesi.

Il pomeriggio ci ha visti impegnati in una visitia itinerante lungo il muro che ha segnato e segna drammaticamente la vita quotidiana di villagi e persone delle quali abbiamo ascoltato le testimonianze.

Per tale occasione non potevamo che sfoderare l'alta uniforme:

Rientrati a Bethlehem scorgiamo dal finestrino del pullman una faccia conosciuta: siamo di fronte al negozio di Adel!!! L'aperitivo questa sera? Una chiaccherata con la famiglia Handal che e' stato un gran piacere ritrovare.

Un altro falafel ed eccoci qua a scrivervi...

con Vittorio in Palestina (r'n'r)

03 luglio 2011 - una sorpresa e uno spritz

La giornata iniza con una interessantissima conferenza presso il phoneix center al deheishe camp, uno dei campi profughi di betlemme.

Baser, coordinatore dell'associazione BADIL (Resource Center for Palestinian Residency and Refugee Rights), davanti a una cinquantina di internazionali ha esposto alcune imporanti tematiche. Ascoltare un palestinese che definisce gli accordi di Oslo una "catastrofe", per noi simboleggia una svolta nella lotta.

Alla conferenza ha avuto seguito una visita attraverso gli angusti vicoli di deheishe guidati da abitante del campo.
Piu' tardi al fantastico pranzo offertoci dai volontari della associazione e' arrivato un regalo inaspettato e speciale: una sciarpa palestinese con le foto di Vittorio e Giuliano.

A pancia piena con la sciarpa al collo ci siamo diretti al nostro centro: che emozione ritrovare gli stessi sorrisi cresciuti di un anno tra i nuovi arrivati. Consegnato tutto il materiale a Lina ci siamo informati sull'andamento della manifestazione nazionale NOTAV, alla quale avremmo partecipato se fossimo stati in Italia.

Giunge il momento di vedere i frutti del progetto sbocciati. wow! Un esercito di bambini inizia a dare acqua ai nostri ulivi, sul fronte est del campo una fazione di volontari, disertando il lavoro scava una buca per innestare la quercia made in italy, subito battezzata SPRITZ!

Dopo esserci rifocillati a casa con una doccia (e le solite 12 bottiglie di taybeh) andiamo con Alaa e Mohamed in un ristorante a mangiare da pascia'.

...ed ora eccoci qui con 500 nis in meno, e una tisana per digerire il tutto.

con la Palestina che sprizza emozioni!