Blog Progetto Ulivi

17 luglio 2011 - talata!

Ed eccoci arrivati, purtroppo, all'ultimo giorno, quello dei saluti e della partenza.

Alle 10 abbiamo incontrato Lina, Khaled e Fadhi, per fare il punto della situazione rispetto alle due settimane passate insieme, pagare il nostro soggiorno all'ISI e dirci "arrivederci, a presto".
Innanzitutto Lina ci ha tenuto a ribadire quanto sia bello lavorare per un'associazione che rispetti il suo operato e che la sostenga. Questo, ci ha detto, la sprona a fare sempre di più e sempre meglio per i bambini e per Amal. "E' sempre bello quando i volontari vengono qui, all children will miss you"!
Abbiamo anche noi ribadito il nostro grazie per il suo impegno e per il suo lavoro e le abbiamo detto di salutarci nuovamente tutti i bambini.

Con Khaled e Fadi, invece, abbiamo parlato di come si potrebbe creare una collaborazione tra l'ISI e l'Italia. La nostra idea resta quella di appoggiare il più possibile le richieste dei palestinesi e le loro iniziative, promuovendo campagne di sensibilizzazione e conoscenza della drammatica occupazione in cui questo popolo vive da ormai troppo tempo.

Salutati tutti (anche Sara, che con l'invidia di tutti resta a Gerusalemme per altre due settimane!), abbiamo preso il taxi alla vota di Ben Gurion, con la "versione ufficiale" del viaggio ben in testa e pronti alla patologica e folle procedura che ogni volta ci attende per superare tutti i controlli di sicurezza. Eravamo stati precedentemente informati che da circa un mese ad ogni passeggero non viene più dato il canonico "codice di pericolosità" (con il quale ci si poteva rapidamente fare una stima della meticolosità dei controlli a cui andare incontro: 2 non ti aprono il bagaglio, 6 ti ritrovi in mutande in una stanzetta), ma viene semplicemente applicato un illeggibile codice a barre.

L'inizio dei controlli non si è presentato benissimo: presi i nostri passaporti la prima "ispettrice" ha iniziato a guardare compulsivamente Antonio e il suo documento (è lui o non è lui? è falso? mmm...) e gli ha chiesto la data di nascita. Allontanatasi, ha chiamato il suo responsabile. "No buono", è apparso nelle nostre teste!
Etichettati a dovere dopo le prime domande - dove siete stati? chi avete conosciuto? avete tenuto sempre il bagaglio con voi? qualcuno vi ha dato dei regali da portare in valigia? Quali sono le relazioni tra di voi? da quanto vi conoscete? Ve lo chiedo perchè una volta una persona aveva ricevuto un regalo da uno sconosciuto ed era una bomba! - è iniziato l'iter controllo bagaglio, che prevede prima i raggi x, poi due mani israeliane che ti ravanano lo zaino per bene (continuando sempre a far domande) dopo che la mattina ci hai messo mezz'ora per chiuderlo. Con nostra grande sorpresa, invece, ad alcuni di noi proprio non l'hanno aperto, ad altri appena tirate fuori le prime cose (che ovviamente erano crocifissi e santini).
Piacevolmente stupiti in pochi minuti abbiamo passato senza problemi tutti i controlli, fatto il check in, mollato la valigia, controllato il bagaglio a mano ed eccoci nella zona d'imbarco. Incredibile.

In uno dei controlli del nostro codice a barre (con un arnese tipo pistola controlla prezzi del supermercato) abbiamo sbirciato il monitor, scrutando un cerchio con il numero 3 all'interno. Sarà stato il codice assegnatoci? Probabilmente sì, vista la "leggerezza" con cui abbiamo passato i controlli!
Mangiato un tipico piatto israeliano (falafel e Hummus, perchè la pulizia etnica passa anche dalla cucina) abbiamo preso il primo aereo, partito con un'ora di ritardo ma poi fortunatamente in parte recuperata.

Il nostro ritorno non ha subito nessun grande intoppo, salvo attendere seduti davanti al gate l'imbarco per il volo roma-bergamo e sentire l'annuncio "ultima chiamata per i passeggeri mosiello, migliaccio, greco, viarengo, stevanato"...noi, insomma! Convinti che la coda davanti all'imbarco fosse la nostra (anche perchè sul monitor c'era ancora segnalato il nostro volo) abbiamo scoperto invece che tutti i passeggeri diretti a orio al serio erano già sul pullmino pronti per raggiungere l'aereo. E vabbè!

Finalmente, passata la mezzanotte, siamo arrivati a Milano. Stanchi, ma convinti di una cosa: nei prossimi viaggi ci porteremo sempre dietro l'immagine di San Giorgio, quella regalata dalla moglie di Adnan a Francesco affinchè lo proteggesse sempre. Urca che protezione: abbiamo preso 3!! :-))

..Con la Palestina nel cuore!!

16 luglio 2011 - non mi compete ma determino

Con pochissime ore di sonno, tanto per cambiare, ci siamo messi in furgone direzione Tulkarem.
Dopo una breve sosta a Ramallah per prendere la nostra amica Silvia, siamo arrivati alla Khodori University dove ci stava aspettando Guido, fondatore dell'associazione Psychologists for Human Rights che si occupa di formare educatori locali al lavoro con bambini vittime di traumi. Dopo aver osservato gli educatori al lavoro durante le attivita' con i bimbi, abbiamo scambiato due chiacchere con i coordinatori del summer camp che ci hanno esposto la situazione della citta'.

Il primo problema della cittadina e' la presenza di fabbriche israeliane, su territorio palestinese, che stanno avvelenando l'ecosistema e i suoi abitanti (altissima incidenza di popolazione malata di cancro). Ci sono molti studi e cause in atto (aperte anche da parte di coloni insediati nelle vicinanze) che si stanno scontrando con i paradossi legali che interessano tale area industriale: la corte suprema israeliana ha dichiarato le fabbriche illegali, ma dice di non avere la competenza di accogliere le accuse in quanto gli edifici sono stati costruiti al di la' della "Linea Verde".


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Tutto cio' potrebbe sembrare assurdo ma si inserisce all'interno di una dinamica costante e perversa in cui il paradosso e' la regola.
Un altro problema - che avevamo gia' avuto modo di percepire - e' l'ambiguo comportamento dell'Autorita' Nazionale Palestinese, ormai quasi un'appendice del governo di Israele, che crea una tale sfiducia all'interno della popolazione da rafforzare forme di lotta alternative quali il BDS.

Con grande sorpresa abbiamo anche scoperto che Vittorio Arrigoni qualche hanno fa aveva visitato il centro. Ci e' venuto quindi spontaneo regalare una maglietta "Stay Human" (la nostra cara divisa) ai coordinatori.

Nell'ora piu' fresca della giornata, le due del pomeriggio, ci hanno guidato in una visita lungo le strettissime e polverose vie del campo profughi di Tulkarem all'interno del quale abbiamo incontrato i rappresentanti di un'associazione che si occupa in maniera concreta di sopperire alle carenze dell'UNRWA.




Tempo di riprenderci, berci un the con gli amici e siamo ripartiti verso Bethlehem per gli ultimi saluti.
Tornati a preparare le valigie, ci e' tornata in mente l'Italia che vive i suoi paradossi: NO TAV! Abbiamo cosi' deciso di unire le due lotte lasciando un segno nel centro che ci ha ospitato per due settimane.

Ben Gurion permettendo fra tre giorni potrete leggere il nostro ultimo report.

Con la Palestina da "rivedere"

15 luglio 2011 - spritz non la rivedremo, i bambini si'!

Stamattina la frangia anarco-insurrezionalista (in questo caso quella maschile) si e' unita al popolo palestinese per la lotta contro il muro di segregazione nel villaggio di Bil'in.

Mentre il fronte femminile si occupava di sbrigare alcune faccende in quel di Bethlehem, in un centro di Bil'in uno dei coordinatori della resistenza popolare spiegava ai presenti le strategie di resistenza non violenta attuate, che cominciano a dare i loro frutti dal punto di vista mediatico. I risultati, infatti, non riguardano tanto l'abolizione della colonia (in questo villaggio ritenuto doppiamente illegale: dalla corte internazionale e paradossalmente anche dal tribunale israeliano), quanto l'impatto con i media che hanno cominciato a mostrare i palestinesi come le vittime e non come dei terroristi, la realta' dei fatti!

Anche questa volta non sono mancati i lacrimogeni lanciati dall'esercito israeliano che proteggeva i coloni dai feroci terroristi internazionali, pericolosamente armati di bandiere e megafoni. Sino ad oggi, nel villaggio, sono stati raccolti piu' di diecimila bossoli di lacrimogeni, con cui si pensa di realizzare un monumento commemorativo della resistenza.

Terribile la vista dei coloni che, protetti dall'altra parte del muro, gridavano invasati inni e cori contro i manifestanti, esultando durante gli attacchi dell'esercito.

Tornati a Bethlehem ci aspettava l'ultimo incontro con i bambini, che per salutarci hanno organizzato una festicciola al nostro campo di ulivi. Dopo esserci presi cura delle piante (dichiariamo Spritz definitivamente deceduto...ma abbiamo un erede) canti, balli, bibite e pop corn ci hanno piacevolmente accompagnati fino al calar del sole.

Come sempre piu' spesso accade, con noi sono venuti alcuni genitori, per condividere con i loro figli la gioia della (ri)scoperta e della cura di una terra che appartiene al popolo palestinese.

Salutati i bambini con un caloroso "arrivederci a presto" ci siamo diretti a casa di Nadja, per passare una serata assieme alla sua famiglia (il piccolo Elias ormai cammina e trotterella vivace).

con la Palestina e con i palestinesi

14 luglio 2011 - abbiamo ritrovato l'acqua palestinese... e' dall'altra parte del muro!

Sveglia alle 07:00, direzione Haifa (nel nord d'Israele) per andare a salutare Suor Salwa, la nostra "copertura" davanti ai controlli dell'areoporto di Tel Aviv: taxi per andare al check point, pullman sino a Gerusalemme, autobus per stazione dei pullman, bus direzione Haifa e finalmente ultimo mezzo per raggiungere la nursery school delle suore di S. Anna.

Questo viaggio ci ha permesso di imbatterci in molti aspetti della societa' israeliana che ci hanno colpito. Innanzi tutto la popolazione di fascia giovanile mostra una evidente omologazione sociale, e' formata quasi unicamente da militari in servizio di leva - obbligatorio sia per gli uomini che per le donne, rispettivamente per 3 e 2 anni - o da ebrei ortodossi. Un giovane diciottenne israeliano non ha altre scelte: le armi, la Torah o l'obiezione di coscienza (che lede in maniera totalizzante e permanente i suoi diritti).
Vedere per strada cosi' tante persone munite di fucili e mitra non e' piacevole, come non e' piacevole trovarsi delle armi (se pur scariche, vogliam sperare) puntate addosso mentre si e' seduti sull'autobus al fianco di un militare.

Appena usciti da Gerusalemme, un'altra impressione che ci ha sorpreso e' legata al notevole cambiamento paesaggistico: la terra palestinese, quasi deserta, a pochi chilometri di distanza si trasforma in una foresta di sempreverdi e in campi coltivati. Dai colori della sabbia, della roccia e della terra tutto diventa verde. Queste sono le cosiddette "meraviglie" che Israele riesce a compiere, ma non e' un miracolo ingegneristico, per fare attivare questo cambiamento basta avere acqua, basta averne 40 volte di piu', basta rubarla!

Arrivati ad Haifa abbiamo mangiato (ancora!) un buon pranzetto preparatoci da Suor Salwa con cui e'sempre piacevole chiacchierare e passare qualche ora assieme: ci ha raccontato della sua esperienza di palestinese che, nonostante sia cittadina israeliana e suora, ha subito e visto con i suoi occhi trattamenti ingiusti, razziali e non umani. Sono quei trattamenti riservati agli arabi israeliani (palestinesi residenti in Israele) considerati cittadini di serie B - come i neri durante l'Apartheid del Sudafrica - ed ai palestinesi dall'altro lato del muro, a cui non viene riconosciuta neanche la dignita' umana.

La cara Suor Salwa ci ha poi portato a fare un breve giro per la caldissima ed umida citta', un tempo importante porto palestinese al centro del commercio del Mediterraneo orientale.

Camminando per le strade, ancora una volta, abbiamo avuto modo di osservare l'abbondanza di acqua che scorre nelle numerose fontane e che irriga prati verdi all'inglese, fiori e piante di ogni genere. Nelle nostre teste e' scaturito spontaneo il pensiero di tutti i racconti che abbiamo ascoltato in queste due settimane sulla grave mancanza d'acqua che colpisce la popolazione palestinese.

Arrabbiati e perplessi siamo nuovamente saliti sul pullman per rientrare a Gerusalemme, dove abbiamo realizzato che non c'erano piu' mezzi per arrivare alle porte di Bethlehem. Abbiamo cosi' preso un taxi che ci ha fatti salire in 5, benche' ci fossero solo 4 posti, con la clausola di far "scomparire" uno di noi al passaggio del check point.

Finalmente arrivati in terra palestinese, ci siamo rilassati davanti ad una buona zuppa araba.

con la Palestina che reclama giustizia

13 luglio 2011 - tanto cibo niente acqua

La mattina di oggi e' stata impiegata da ognuno di noi per compiere commissioni varie, tra cui il tentativo di acquistare una videocamera per il centro, dopo le quali ci siamo diretti a mangiare un veloce shawerma (quello che in Italia si chiama Kebab), prima di andare a trovare la famiglia di Adnan. La chicca del giorno: passati prima dal suo negozio ci ha intrattenuto con un testa o croce che ha fatto vincere ad ognuno di noi una moneta del vecchio conio palestinese.

Orgogliosi del nostro nuovo regalo ci siamo diretti a salutare il resto della famiglia. Nonostante le nostre precedenti esperienze con la tradizionale ospitalita' palestinese, nell'accettare un caffe' non ci siamo resi conto che abbiamo dato inizio ad un secondo pranzo: in un attimo la tavola e' stata imbandita con hummus, falafel, pollo, pane, insalate varie e dolci finali che siamo stati gentilmente invitati ad assaggiare. Abbiamo scambiato quattro chiacchere con la figlia maggiore, una ragazza di sedici anni incredibilmente vitale ed estroversa, che e' riuscita a stupirci con la sua genuinita', autodeterminazione e forza espressiva. Grazie al suo inglese abbiam potutto anche comunicare con la mamma dalla quale siamo rimasti particolarmente colpiti poiche', semplicemente osservandoci e percependo le nostre emozioni ed energie, parlava di noi come se riuscisse a intendere ogni nostro segreto...

Salutati tutti abbiamo raggiunto i bambini al centro con i quali siamo andati, facendo una bella passeggiata, a mangiare un falafel in Manger Square... visto che avevamo ancora un po' di spazio nello stomaco in fase di digestione. Grande festa per i bambini entusiasti per questo insolito momento di svago durante il quale noi altri abbiam tentato di evitare cibo, vista la programmata cena a casa della famiglia di Mohammed e sua sorella Ahlam. Quindi ci siamo fatti bastare un mezzo panino a testa!

Riscaldato lo stomaco, il bus del centro ci ha portati assieme a Lina a Beit Sahour a casa di Mohammed e Ahlam dove siamo stati accolti dall'ennesima tavolata imbandita da enormi vassoi colmi di specialita' tipiche palestinesi: zuppa di frumento (buonissima!), riso, involtini di riso in foglia di vite, zucchine ripiene, pollo, spezzatino in brodo con simil fagiolini (questa e' ovviamente la traduzione in italiano), verdure in varie salse...

E' stato molto piacevole anche chiaccherare con il padre di Ahlam e Mohammed il quale ci ha raccontato di come la sua famiglia abbia trovato il modo di sopperire alla costante privazione di acqua da parte di Israele - che la controlla al 100% - costruendo un pozzo cisterna molto piu' capiente dei conteiner che tutti i palestinesi sono costretti ad avere sui tetti. Ricordiamo che da circa un mese a Bethlehem manca l'acqua e molte scorte sono esaurite portando la gente in strada a protestare contro un assurdo furto che Israele continua a perpetrare a danno dell'intero popolo palestinese davanti agli occhi conniventi della comunita' internazionale.

Dopo cena ci siamo accomodati nel patio allietati dalla presenza della piccola Sara, la figlia di Ahlam, al centro delle attenzioni di tutti e soprattutto della sua mamma, ex educatrice del centro ora coinvolta nel suo nuovo lavoro di genitore che si prende cura di due nuovi occhi, grandi e curiosi: siamo certi saranno degni prosecutori della sua dolcezza, del suo spirito e della sua volonta' di cambiamento che ha donato gia' ai bambini, ai volontari e all'associazione tutta durante i suoi anni di lavoro con noi.

Con la Palestina in due nuovi grandi occhi