Progetto "L'ulivo, pianta della memoria"


L'idea:

La commissione Progetti educativi dell’associazione Amal, che realizza da tempo attività di scambio tra bambini italiani e bambini palestinesi, intende promuovere in Italia il progetto "L'ULIVO, PIANTA DELLA MEMORIA" come continuazione del progetto già attivato "SEMI DI PACE", legando entrambi ad una campagna di sensibilizzazione rivolta ad adulti e istituzioni che potrebbero con l’associazione condividere una raccolta di fondi per la realizzazione di campi d’ulivo nel territorio di Betlemme.

Partendo dalla felice immagine dell’orgoglioso popolo palestinese di un tempo, è nata in seno alla nostra associazione l’idea di un nuovo progetto educativo, finalizzato a ricucire le relazioni intergenerazionali tra bambini e anziani di questo territorio.
Scoprendo i mestieri che riguardano l’utilizzo della terra, i contadini più vecchi avrebbero potuto stabilire un dialogo con i più giovani abitanti, favorendo il sorgere di un nuovo e forte legame di appartenenza alla cultura del proprio popolo.


Destinatari:

I destinatari del progetto sono i bambini che durante l’anno trascorrono i pomeriggi nella nostra sede di Betlemme e che normalmente, all’interno della loro comunità, non hanno molte occasioni di conoscere altre persone con cui confrontarsi.
I loro ambienti di crescita sono il villaggio o il campo profughi, la scuola o il nostro centro AMAL. Tali circostanze, contestuali e relazionali, finiscono per restringere l’ambiente di vita di questi bambini che sono così penalizzati nel loro processo di crescita sociale e intellettuale.


Esperienze sul campo:

Nel corso delle attività previste dal progetto educativo, attivato nell’anno 2008/09 e denominato "SEMI DI PACE" sono state organizzate uscite di gruppo con modalità di lavoro strettamente legate all’esplorazione nel territorio naturale circostante.

Grazie alla presenza dei volontari dell’Associazione AMAL, che ormai da sei anni si recano dall’Italia in Palestina, questi bambini, aiutati da un’educatrice locale, hanno potuto vivere diversi momenti
durante i quali sviluppare nuove relazioni interpersonali, anche con i nuovi amici italiani, e hanno avuto l’opportunità di aumentare la conoscenza del loro territorio circostante, mai esplorato perché esterno ai luoghi della loro quotidianità. Soprattutto nei mesi primaverili ed estivi, sono stati programmati incontri con esperti di agricoltura, che hanno saputo dar loro consigli pratici circa il lavoro di semina, in relazione alle diverse tipologie di terreno
e delle condizioni climatiche. I nostri bambini del centro, durante le loro uscite, sono così entrati in contatto con alcuni anziani
agricoltori che non solo hanno saputo dare esaurienti spiegazioni circa la semina e il modo di lavorare la terra, ma che hanno saputo affascinarli con narrazioni ricche di testimonianze che riguardavano la vita passata e le abitudini di un tempo.

I racconti hanno suscitato nei giovani esploratori molto interesse e in alcuni di loro anche incredulità, in quanto descrivevano situazioni che nessun adulto di riferimento aveva mai narrato.
Tornati al centro i bimbi hanno cominciato a disegnare prati e piante, ma l’albero dell’ulivo prevaleva su tutti gli altri...

Emergeva come l’ulivo stava diventando per tutti un simbolo di appartenenza!


Finalità e Obiettivi:

Dalle premesse sopra esposte nasce il presente progetto, da rivolgere al gruppo di ragazzi più grandi che frequentano il nostro centro (10 / 13 anni). Il progetto intende valorizzare le esperienze svolte sul campo e svilupparle con l’approccio della ricerca-azione, promuovendo un lavoro di ricostruzione della memoria, inteso come attività partecipativa del gruppo di ragazzi, orientato alla scoperta della storia del loro territorio e delle loro tradizioni: semplici cose che possono rivelarsi significative per riflettere sul loro senso di identità e sicurezza, fattori indispensabili per potersi poi confrontare e rapportare con l’altro,chiunque esso sia.

Non possiamo ancora sapere come si potranno sviluppare le successive fasi di ricostruzione della storia del luogo, ma siamo certi che questa modalità di intervento non intende lavorare esclusivamente sul trauma, sulla compensazione del dolore, o sul far emergere situazioni di difficoltà, bensì sulla necessità che ogni bambino ha di costruire la propria identità e la propria rete di relazioni in rapporto al proprio territorio, all’ambiente e alla società cui appartiene e cui è destinato un giorno a partecipare.

Il progetto ha tre obiettivi generali. Il primo riguarda la sfera educativa-pedagogica, il secondo la sfera simbolica e di costruzione dei significati, il terzo riguarda la sfera delle relazioni (anche con bimbi italiani, coinvolti in un rapporto comunicativo di scambio di esperienze).

Per quanto riguarda l'aspetto pedagogico-educativo, l'obiettivo è quello di sviluppare in ciascun bambino il desiderio di prendersi cura di una pianta, impegnandolo in un progetto di responsabilità a lungo termine. Intraprendendo questa attività del saper operare con le mani, il bambino avrà modo di vedere il frutto del proprio "lavoro", osservando e curando personalmente tutte le fasi di crescita della pianta che gli è stata assegnata.

Circa l'aspetto simbolico, l'obiettivo è quello lavorare sul significato dell’albero di ulivo, coltivazione tipica della tradizione palestinese. L’ulivo è infatti un simbolo del popolo palestinese e il lavoro su questa immagine consente ai bambini di ripercorrere e ricostruire percorsi di memoria interrotti, riscoprire usi e costumi della propria terra e creare un nuovo legame con essa. Il progetto coinvolgerebbe anche gli agricoltori locali che avrebbero il compito di aiutare i bambini, come in un grande laboratorio territoriale, a prendersi cura delle piante di ulivo. L’idea di coinvolgere diverse figure, per età, professione, posizione sociale, genere, è quella di offrire l’opportunità di creare un contatto intergenerazionale di cui la terra costituisca l'elemento fondante.

Terzo obiettivo è quello di sviluppare la capacità di confrontarsi con la differenza e con "l’altro da me", continuando perciò con la modalità dello scambio di esperienze tra i bambini palestinesi e quelli italiani, che avranno vissuto esperienze simili. Un aspetto degno di nota sul quale il progetto svilupperà profonde riflessioni riguarda l'uso dell'acqua e del suo utilizzo responsabile. In Palestina infatti vi sono gravi problemi di scarsità idrica: i bambini palestinesi, e indirettamente quelli italiani, attraverso questa attività avrebbero modo di imparare a considerare l'acqua come un bene prezioso che va utilizzato responsabilmente.

Segui l'evoluzione del progetto documentata sul suo blog